giovedì, Maggio 14, 2026

Gerusalemme Est, nuove restrizioni israeliane colpiscono le scuole cristiane

Le nuove restrizioni sui permessi di lavoro potrebbero lasciare senza impiego circa 200 insegnanti provenienti dalla Cisgiordania

by Rachele Gabbin
Gerusalemme Est, nuove restrizioni israeliane colpiscono le scuole cristiane

Il Ministero dell’Istruzione israeliano ha confermato nei mesi scorsi che, per il prossimo anno scolastico, non intende rilasciare permessi di lavoro agli insegnanti palestinesi residenti in Cisgiordania, anche qualora siano in possesso della cosiddetta green card, il documento amministrativo che consente loro di lavorare e circolare nelle aree sotto controllo israeliano. La misura rischia di lasciare senza impiego circa 200 docenti.

Il provvedimento si inserisce in un contesto di crescente pressione sulle istituzioni educative cristiane di Gerusalemme Est. Già nel luglio 2025, infatti, la Commissione Istruzione della Knesset aveva approvato in via definitiva un disegno di legge volto a impedire l’assunzione di insegnanti palestinesi con titoli di studio conseguiti in Cisgiordania, ritenuti non conformi agli standard previsti dalle autorità israeliane.
Di conseguenza, 171 insegnanti non avevano ottenuto le autorizzazioni necessarie per l’inizio dell’anno scolastico, spingendo il Segretariato generale delle scuole cristiane a proclamare uno sciopero di una settimana fino al rilascio dei permessi.

Con la nuova misura, approvata a marzo, la situazione rischia però di aggravarsi ulteriormente. Gli istituti potranno assumere esclusivamente insegnanti residenti a Gerusalemme e in possesso di certificazioni riconosciute dalle autorità israeliane. In questo modo, la sola green card non sarà più sufficiente per ottenere il permesso di lavoro per i docenti palestinesi provenienti dalla Cisgiordania.

“Se questa decisione verrà effettivamente applicata, le nostre scuole cristiane si troveranno in una situazione estremamente difficile, che metterà a rischio la loro sostenibilità e la loro stessa missione”, ha dichiarato un rappresentante del Segretariato generale delle scuole cristiane in Terra Santa in un’intervista all’organizzazione cattolica Aid to the Church in Need (ACN).

Secondo fonti interne, il provvedimento riguarderebbe circa 230 insegnanti cristiani impiegati in 15 istituti scolastici. L’impatto potrebbe essere significativo: ogni scuola perderebbe una parte consistente del proprio corpo docente, con inevitabili ripercussioni sull’organizzazione delle attività didattiche e sulla continuità dell’insegnamento.

La questione assume inoltre una rilevanza particolare per la comunità cristiana locale. Fondate alla fine del XIX secolo, le scuole cristiane di Gerusalemme hanno storicamente svolto un ruolo centrale non solo nell’educazione religiosa, ma anche nella formazione culturale e nel dialogo interreligioso della città. Secondo i rappresentanti degli istituti, non esisterebbe infatti un numero sufficiente di insegnanti cristiani residenti a Gerusalemme in grado di sostituire il personale escluso.

Nel lungo periodo, quindi, la carenza di docenti potrebbe incidere sia sulla qualità dell’offerta educativa sia sulla capacità delle scuole di preservare la propria identità storica e religiosa, contribuendo ulteriormente all’indebolimento della presenza cristiana nella città.

A ciò si aggiungono le possibili conseguenze economiche e sociali. Molti degli insegnanti coinvolti lavorano da anni negli istituti e rappresentano una fonte di reddito fondamentale per le proprie famiglie. La perdita del lavoro rischia quindi di aggravare una situazione già resa fragile dalla guerra a Gaza e dalle tensioni regionali.

Di fronte a questa situazione, la Chiesa locale ha avviato contatti con le autorità israeliane e con diversi attori internazionali nel tentativo di ottenere una revisione della misura. Parallelamente, sono state intraprese iniziative legali e la questione è stata portata all’attenzione della Santa Sede. Secondo quanto riferito dai rappresentanti coinvolti, i canali di dialogo restano aperti, nonostante le difficoltà.

 

FONTE: VATICAN NEWS

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