giovedì, Maggio 21, 2026

L’Aia nel mirino di Israele

Il presunto mandato contro Smotrich accende lo scontro con il Tribunale Penale Internazionale e riporta al centro le politiche in Cisgiordania

by Rachele Gabbin
L’Aia nel mirino di Israele

La Procura del Tribunale Penale Internazionale (TPI) dell’Aia avrebbe presentato un mandato di arresto ‘segreto’ nei confronti di Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze israeliano ed esponente dell’ultranazionalismo di destra.

Secondo alcune indiscrezioni, Smotrich sarebbe comunque venuto a conoscenza della misura, reagendo duramente e definendola “una dichiarazione di guerra”. “La Palestina ha iniziato una guerra, e guerra avrà”, ha dichiarato il ministro durante una recente conferenza, aggiungendo: “Come Stato sovrano e indipendente, non accetteremo imposizioni ipocrite da parte di organismi di parte che sistematicamente si oppongono allo Stato di Israele, ai nostri diritti biblici, storici e legali nella nostra patria, e al nostro diritto e dovere di autodifesa e sicurezza”.

Smotrich ha successivamente accusato pubblicamente l’Autorità Nazionale Palestinese di antisemitismo, e annunciato misure di ritorsione, tra cui la demolizione e lo sgombero della località palestinese di Khan al-Ahmar in Cisgiordania occupata.

Le motivazioni alla base dell’iniziativa della Procura non riguarderebbero unicamente il conflitto a Gaza, ma si concentrerebbero piuttosto sul ruolo dei coloni violenti e le politiche statali nei confronti dei palestinesi in Cisgiordania. Secondo indiscrezioni, una richiesta analoga penderebbe anche nei confronti di Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, come anticipato dal quotidiano Haaretz, nonché di Orit Strock, ministra con delega agli insediamenti, e di due funzionari dell’esercito.

Di segno opposto è la posizione espressa da Muayyad Shaaban, ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese e capo della Commissione per la Resistenza contro il Muro e gli Insediamenti, che ha condannato fermamente le minacce di Smotrich, affermando che l’ordine di sgombero per Khan al-Ahmar costituisce “una pericolosa escalation nella politica di sfollamento forzato portata avanti dal governo di occupazione israeliano contro il popolo palestinese”.

Shaaban ha inoltre osservato come questa misura si inserisca in un progetto a lungo termine a est di Gerusalemme, “attraverso il quale Israele cerca di stabilire una totale continuità territoriale tra gli insediamenti in modo da separare la Cisgiordania settentrionale da quella meridionale, distruggendo di fatto ogni possibilità di uno Stato palestinese geograficamente contiguo e vitale”.

Sulla questione è intervenuta anche l’ONG israeliana Peace Now, denunciando che “Smotrich cerca di vendicarsi dell’Aia e della comunità internazionale a spese di una delle comunità più vulnerabili, che per anni ha lottato semplicemente per il diritto di vivere sulla piccola porzione di terra che possiede”. Secondo l’organizzazione, l’obiettivo dell’esecutivo guidato da Netanyahu è quello di “eliminare tutte le comunità palestinesi” per realizzare “un piano cinico e distruttivo che potrebbe devastare le prospettive di una pace futura e di una risoluzione del conflitto”.

In precedenza, anche i giudici della Corte Penale Internazionale (CPI) avevano emesso mandati d’arresto nei confronti di figure di spicco israeliane, tra cui il primo ministro Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant; accuse che il governo dei diretti interessati ha fermamente respinto.

Parallelamente, nel maggio 2024, il procuratore della CPI aveva richiesto mandati d’arresto, con le medesime imputazioni, per tre leader del gruppo armato palestinese Hamas: il capo a Gaza Yahya Sinwar, il comandante militare Mohammed Deif e il leader politico Ismail Haniyeh. Di questi, Sinwar e Haniyeh sono stati uccisi dalle forze israeliane prima dell’effettiva emissione dei provvedimenti, mentre il mandato per Deif è stato formalmente annullato nel febbraio 2025, in seguito alla conferma del suo decesso da parte di Hamas.

La CPI ha l’autorità di perseguire i responsabili di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra sul territorio degli Stati parte dello Statuto di Roma, il suo trattato fondativo. Sebbene Israele non ne riconosca la giurisdizione, il tribunale ha stabilito nel 2021 di avere competenza su Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza, in seguito al riconoscimento della Palestina come Stato membro da parte delle Nazioni Unite.

 

FONTE: EL PAIS

Photo credit: Oshrielba1991, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons

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