mercoledì, Luglio 15, 2026

Yunus: «La pace si costruisce con il diritto, non con la forza»

by Adriana Randazzo
Muhammad Yunus

Le guerre che stanno segnando questo periodo storico, dall’Ucraina al Medio Oriente, rappresentano il fallimento della politica internazionale e colpiscono soprattutto le popolazioni più fragili. È l’analisi del premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, che invita la comunità internazionale a riscoprire il valore della diplomazia e del diritto come strumenti per prevenire i conflitti.

Secondo l’economista bengalese, il mondo sta vivendo una fase di profonda instabilità, nella quale sono i civili a pagare il prezzo più alto. Bambini, famiglie e comunità vulnerabili subiscono le conseguenze di guerre che aggravano povertà, insicurezza e disuguaglianze.

Per Yunus la pace non può essere interpretata semplicemente come assenza di guerra, ma deve diventare un progetto condiviso capace di garantire sviluppo, dignità e giustizia. In quest’ottica, il compito dei leader non è dimostrare superiorità militare, bensì evitare che le crisi degenerino in conflitti armati. La vera leadership, sostiene, si misura nella capacità di prevenire le guerre, non di vincerle.

L’appello è rivolto ai governi affinché rafforzino la cooperazione internazionale e restituiscano centralità alle istituzioni multilaterali. Solo un confronto basato sul rispetto reciproco e sull’applicazione del diritto internazionale può impedire che prevalga la logica della forza.

Nel corso dell’intervista Yunus affronta anche uno dei temi più delicati del presente: l’intelligenza artificiale. Pur riconoscendone le enormi potenzialità, avverte che il suo sviluppo potrebbe accentuare le disuguaglianze economiche e sociali se non sarà accompagnato da adeguate regole.

L’automazione, osserva, sostituirà numerose attività lavorative e per questo diventerà necessario ripensare i sistemi di protezione sociale. Tra le proposte rilancia quella di un reddito di base universale, destinato a sostenere le persone che perderanno l’occupazione a causa delle nuove tecnologie, consentendo loro di affrontare la transizione senza essere escluse dal mercato del lavoro.

Yunus sottolinea inoltre la necessità di fissare limiti chiari allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Le decisioni che riguardano la vita umana, la sicurezza e l’impiego della forza non possono essere delegate alle macchine. Per questo auspica la definizione di un quadro normativo internazionale che disciplini la progettazione e l’utilizzo dei sistemi più avanzati.

Il Nobel richiama infine la responsabilità della comunità internazionale e delle nuove generazioni. La tecnologia, afferma, deve restare uno strumento al servizio dell’uomo e contribuire a ridurre le disuguaglianze, non ad ampliarle. Solo una governance globale fondata sulla responsabilità condivisa potrà garantire che innovazione, sviluppo e pace procedano nella stessa direzione.

Con il suo appello, Yunus ribadisce che il futuro dell’umanità dipenderà dalla capacità di sostituire la cultura dello scontro con quella della cooperazione, mettendo il diritto, la dignità della persona e la solidarietà al centro delle scelte politiche ed economiche.

 

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