giovedì, Luglio 16, 2026

La Cina lancia un missile nel Pacifico

Proteste da Australia, Nuova Zelanda e Giappone. Il Dipartimento di Stato USA accusa: «Pechino accelera sull’arsenale nucleare»

by Rachele Gabbin
La Cina lancia un missile nel Pacifico: la nuova deterrenza navale che allarma il Pacifico

Nella giornata di lunedì 6 luglio, un missile balistico a lungo raggio lanciato dalla Cina ha sorvolato l’Oceano Pacifico, in un test che ha immediatamente attirato l’attenzione dell’intera regione. Il lancio è avvenuto a poche ore dalla firma di un nuovo accordo di difesa reciproca tra Australia e Fiji, alimentando le tensioni in un’area che ha sempre più risvolti strategici.

Se Pechino ha definito l’operazione “una normale attività prevista dal programma militare annuale della Cina”, la spiegazione non ha convinto i Paesi vicini. Tra i più critici figurano Australia e Nuova Zelanda, mentre il Giappone, storico rivale regionale della Cina, continua a seguire con particolare attenzione ogni sviluppo delle capacità militari di Pechino.

Dal canto suo, Canberra ha accusato la Cina di contribuire alla destabilizzazione dell’area, pur precisando di non ritenere il test missilistico una risposta diretta al nuovo asse di sicurezza con le Fiji. Da tempo, infatti, l’Australia è impegnata a contenere l’influenza crescente di Pechino nel Pacifico, consolidando la cooperazione politica e militare con gli Stati insulari.

Come riferito dal ministro della Difesa australiano, Richard Marles, Pechino aveva comunque notificato a Canberra i propri piani con alcune ore di anticipo, una mossa volta a ridurre il rischio di incidenti o gravi incomprensioni.

Anche la Nuova Zelanda ha espresso profonda contrarietà. Il ministro degli Esteri Winston Peters ha definito il test “uno sviluppo sgradito e preoccupante”, ponendo l’accento sul fatto che il vettore sia stato indirizzato all’interno della Zona libera da armi nucleari del Pacifico meridionale.

Quest’area è stata istituita dal Trattato di Rarotonga del 1986, che vieta gli armamenti atomici in tutta la regione. La Cina ha ratificato i protocolli nel 1987, impegnandosi a non testare armi nucleari nella zona e a non minacciarne l’uso contro i firmatari con territori nel Pacifico.

“Sembra che, nonostante le nostre storiche riserve su questo tipo di attività, la Cina abbia proceduto con il test poche ore dopo averci informato”, ha dichiarato Peters in una nota ufficiale all’Associated Press. Wellington ha già annunciato che avvierà consultazioni con i partner regionali per valutare le implicazioni del lancio sulla sicurezza collettiva.

Forte anche, prevedibilmente, la reazione del Giappone. In una nota del Ministero della Difesa, Tokyo ha espresso forte apprensione per l’escalation delle attività militari cinesi e ha esortato Pechino a “ripensare” i propri programmi di test affinché i vettori non sorvolino il territorio giapponese né pongano altri rischi alla sicurezza.

“Le attività militari della Cina, unite alla sua persistente mancanza di trasparenza, sono diventate motivo di grave preoccupazione per il Giappone e per l’intera comunità internazionale”, ha dichiarato il Capo segretario generale del Gabinetto, Minoru Kihara, puntando il dito contro le manovre di Pechino a ridosso dei confini giapponesi e la costante crescita del budget cinese per la difesa.

Anche gli Stati Uniti di Trump, che ultimamente sembrano riavvicinarsi alla Cina per scopi strategici, hanno accolto con forte irritazione il lancio di lunedì. Il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Thomas Pigott, ha affermato che mentre Washington sta “lavorando più duramente che mai” per prevenire la proliferazione nucleare, Pechino sta facendo l’esatto opposto.

Pigott ha poi aggiunto che gli USA continueranno a esortare il governo cinese a impegnarsi in discussioni significative sul controllo degli armamenti e a sottoscrivere un accordo di notifica regolarizzato per i lanci di missili balistici intercontinentali e spaziali.

Secondo gli esperti, il test è stato un chiaro segnale geopolitico: dimostra che la deterrenza nucleare della Cina non si fonda più esclusivamente sui missili terrestri, ma ha ormai proiettato la sua massima efficacia anche sul settore navale.

Sebbene Pechino mantenga ufficialmente una politica di ‘non primo utilizzo’ (no first use) delle armi nucleari, il Paese sta perseguendo con forza lo sviluppo di tecnologie e armamenti atomici di ultima generazione, nell’ambito di una strategia a lungo termine volta a modernizzare l’Esercito Popolare di Liberazione.

I numeri, del resto, parlano chiaro. Nel suo ultimo rapporto al Congresso sulle capacità militari cinesi, pubblicato alla fine del 2025, il Pentagono ha stimato che nel 2024 la Cina disponesse di uno stock di circa 600 testate nucleari. Un arsenale in rapidissima crescita: secondo l’intelligence americana, le forze armate cinesi restano pienamente in linea con l’obiettivo di schierare più di 1.000 testate entro il 2030.

 

FONTE: NPR

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