martedì, Agosto 25, 2026

Dove il nemico diventa un volto

A Rondine Cittadella della Pace giovani provenienti da oltre venti aree di guerra imparano a convivere con chi è tradizionalmente considerato un nemico; un modello educativo che dimostra come la violenza non sia un destino, ma una scelta da disinnescare

by Rachele Gabbin
Dove il nemico diventa un volto

Il metodo Rondine può sembrare un progetto utopico, ma la realtà dimostra l’esatto contrario. Nato oltre trent’anni fa nella campagna aretina, l’organizzazione è il frutto dell’intuizione di Franco Vaccari, oggi docente di Psicologia del conflitto e della pace presso la Pontificia Università Lateranense.

Il cuore pulsante della struttura è la sua World House, uno studentato internazionale che accoglie giovani provenienti da più di venti zone di guerra di tutto il mondo. Quello che all’inizio poteva apparire come un sogno filantropico guidato solo da istanze etiche, si è rivelato nel tempo un modello pedagogico concreto, realistico ed estremamente efficace.

Nel concreto, il laboratorio di Rondine agisce attraverso una dinamica ben precisa: accoglie persone di diverse nazionalità, prevalentemente originarie di scenari bellici, e li invita a confrontarsi con una diversa forma di conflittualità, quella data dall’incontro con l’altro, dalla convivenza quotidiana.

È proprio sperimentando i contrasti ordinari della vita insieme che si acquisiscono gli strumenti per abitare il conflitto senza trasformarlo in ostilità, spezzando così la logica del nemico. Vaccari descrive questo processo come una sorta di cura omeopatica: la vicinanza, inizialmente imposta, con l’altro permette di riscoprire quell’umanità che la guerra e i suoi pregiudizi avevano progressivamente cancellato.

Questo percorso, che a un primo sguardo potrebbe sembrare un traguardo puramente individuale, si configura in realtà come un profondo processo collettivo. Arrivando a Rondine, infatti, si comprende un paradosso: Noam, palestinese, non prova un’ostilità personale nei confronti di Issam, israeliano. Eppure, poiché la narrazione storica della sua comunità identifica in ogni israeliano un avversario, anche quell’individuo viene inevitabilmente percepito come tale.

Solo quando Noam e Issam iniziano a riconoscersi come persone, prima ancora che come rappresentanti delle rispettive appartenenze, e si assumono la responsabilità di un’eredità condivisa di sangue e sofferenza, possono liberarsi dalla logica del nemico.

Alla base del pensiero di Vaccari vi è l’intrinseca convinzione che la guerra non rappresenti un destino ineluttabile o una fatalità connaturata al genere umano, bensì una scelta che, in quanto tale, può essere disinnescata.

Oggi ci troviamo immersi in uno scenario globale inedito, in cui i conflitti non si consumano più soltanto attraverso le armi e gli eserciti, ma si articolano anche tramite dazi, sanzioni economiche, guerre climatiche e campagne di disinformazione. Dinanzi a questa complessità, Vaccari individua nella rassegnazione il vero, grande ostacolo a un reale cambiamento di prospettiva.

In tempi inquieti come quelli attuali, è necessario riconoscere realisticamente che la violenza non potrà essere interamente eliminata, ma può, e deve, essere ridotta e governata, tanto nei singoli individui quanto negli Stati. Se ci pensiamo, la forza è di per sé un elemento vitale. È quando la parola degenera in insulto che questa si trasforma in violenza, alimentando l’odio e contribuendo alla costruzione della figura del “nemico”.

Spetta proprio alle agenzie educative, in primis alla famiglia e alla scuola, il compito di intercettare i segnali di questa transizione, così da disinnescare la parola violenta e il gesto offensivo sul nascere, poiché nemmeno ridurre la violenza è un’utopia, ma un obiettivo concreto e accessibile.

A confermarlo sono le testimonianze degli ex ospiti della World House, oggi adulti pienamente inseriti nel mondo del lavoro. Le loro storie avvalorano la validità dell’esperienza vissuta a Rondine, che ha saputo produrre un cambiamento radicale nel loro approccio verso l’altro: uno sguardo nuovo e consapevole, capace di neutralizzare l’odio e di dominare ogni forma di violenza, dentro e intorno a sé.

 

FONTE: L’OSSERVATORE ROMANO

Photo credit: Pil56, CC BY-SA 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0, via Wikimedia Commons

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