Qusai al Qadi, cittadino palestinese di Hebron, ha raccontato al Post la drammatica notte dell’8 luglio 2024, quando, appena diciottenne, è stato prelevato dalla sua abitazione da un commando di soldati israeliani senza alcuna spiegazione. Prima di essere caricato su una camionetta militare, il giovane è stato picchiato, immobilizzato con fascette di plastica e privato del cellulare.
Al Qadi è stato quindi recluso in regime di detenzione amministrativa: prima nella prigione di Ketziot, nel deserto del Negev al confine con l’Egitto, e successivamente nella struttura di Ofer, in Cisgiordania.
Durante i due anni di prigionia, il ragazzo è stato sottoposto a condizioni disumane. Ha trascorso quasi l’intero periodo in un isolamento di fatto dal mondo esterno, con il permesso di uscire all’aria aperta solo sei o sette volte in due anni. Le celle erano fortemente sovraffollate, dieci detenuti stipati in spazi previsti per sei persone, mentre le drastiche riduzioni di cibo e le gravissime carenze igienico-sanitarie hanno causato una rapida perdita di peso e il diffondersi della scabbia.
A ciò si aggiungevano i pestaggi sistematici: agenti in tenuta antisommossa con cani e manganelli facevano irruzione nelle celle per punire i prigionieri anche senza alcun motivo. A distanza ravvicinata venivano impiegati proiettili non letali di gomma o al peperoncino, in grado di provocare dolorosi traumi fisici, mentre il personale medico si limitava a verificare che i detenuti non fossero in imminente pericolo di vita, senza somministrare cure reali.
Secondo Al Qadi, il trattamento era persino peggiore nei confronti dei detenuti provenienti da Gaza, vittime di continue umiliazioni. Questi ultimi venivano tenuti costantemente ammanettati a coppie, persino per andare in bagno, ed erano bersaglio di percosse ancora più frequenti rispetto ai prigionieri della Cisgiordania, oltre a essere costretti a imitare versi di animali come cani o gatti.
Il giovane ritiene che il motivo del suo arresto, mai notificato né a lui né al suo avvocato, sia da rintracciare in alcuni post pubblicati su Facebook, che tuttavia sostiene fossero privi di qualsiasi contenuto di istigazione o minaccia.
Così com’era stato incarcerato senza motivi, Al Qadi è stato infine liberato senza alcuna spiegazione. Interrogato su come si senta dopo questa esperienza, descrive lo stato d’animo suo e della sua comunità come un profondo senso di impotenza.
La sua vicenda riflette il drastico peggioramento delle condizioni carcerarie per i palestinesi tra il 2024 e il 2026, frutto di una precisa direttiva politica promossa dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir a seguito degli attacchi del 7 ottobre 2023.
Nel luglio del 2024, Ben Gvir aveva infatti dichiarato di voler “peggiorare le condizioni di vita dei terroristi nelle carceri”, traducendo questo intento in precise raccomandazioni: taglio del cibo, razionamento dell’acqua per le docce, rimozione di comfort e tv, riduzione del tempo d’aria, aumento del sovraffollamento e blocco delle visite.
Le misure hanno accompagnato una vera e propria esplosione del fenomeno: secondo i dati del servizio carcerario israeliano, alla fine del 2025 i prigionieri in detenzione amministrativa erano 3.229, contro i meno di 800 registrati prima del 7 ottobre.
FONTE: IL POST
Photo credit: Israel Police, CC BY-SA 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0, via Wikimedia Commons