venerdì, Maggio 8, 2026

Francesca Albanese colpita da sanzioni statunitensi

La relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati è stata accusata dall’amministrazione Trump di parzialità

by Rachele Gabbin

Francesca Albanese, giurista italiana e relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, si è espressa pubblicamente contro Israele sin dallo scoppio delle ostilità a Gaza. È stata tra le poche figure istituzionali a definire quanto sta accadendo in Palestina un “genocidio” e, in diverse occasioni, ha adottato toni particolarmente duri, arrivando a paragonare il governo israeliano al nazismo.

La sua presa di posizione ha profondamente diviso l’opinione pubblica. Da un lato, Albanese ha raccolto un ampio sostegno tra attivisti per i diritti umani, palestinesi, alcuni israeliani e un vasto pubblico online. Dall’altro, ha attirato critiche significative, provenienti in particolare dall’amministrazione Trump, oltre che da funzionari israeliani e diversi governi europei. La principale accusa rivolta nei suoi confronti è quella di alimentare con i suoi messaggi un antisemitismo definito dai più “virulento”.

Il 9 luglio 2025, mentre si trovava sul palco a Lubiana per presentare uno dei suoi rapporti più controversi, Albanese ha appreso che gli Stati Uniti le avevano imposto delle sanzioni. Si tratta di misure particolarmente rigide, generalmente riservate a soggetti coinvolti in attività criminali o terroristiche. Tra le principali conseguenze dei provvedimenti figurano: il congelamento dei conti bancari, il blocco delle transazioni, la sospensione dell’assicurazione sanitaria e la cancellazione di prenotazioni aeree. Da allora, la giurista si trova costretta a vivere come una “emarginata finanziaria”, facendo affidamento sul contante e sul sostegno di amici e familiari. Le sanzioni hanno inoltre compromesso collaborazioni accademiche e relazioni professionali, oltre che aver alimentato preoccupazioni per la sua sicurezza personale.

“Ero spaventata e ho pensato: che mafia”, ha dichiarato in un’intervista a POLITICO il marzo successivo, riferendosi all’amministrazione statunitense. “Ma non ci spezzeranno […] Questa rabbia nasce dal fatto che ho provocato l’orso. Non in un occhio, ma in entrambi”, ha concluso.

Secondo alcune fonti, le sanzioni sarebbero state innescate dall’invio, nel 2025, di una serie di lettere che Albanese ha indirizzato a 48 aziende e istituzioni, tra cui importanti gruppi statunitensi, accusandole di trarre profitto dalla grave crisi umanitaria in corso a Gaza. Nel rapporto successivo,  la giurista ha poi invitato la Corte penale internazionale a indagare e perseguire i dirigenti delle società coinvolte per eventuali responsabilità in crimini internazionali. Gli Stati Uniti hanno difeso le misure economiche imposte, definendole “legali e necessarie”, e accusando Albanese di parzialità e di colpire l’economia americana senza basi fattuali.

Nonostante le pesanti ripercussioni delle misure economiche adottate nei suoi confronti, Albanese continua il suo lavoro. A Ginevra, mentre prendeva pienamente coscienza della portata della situazione, stava già preparando il suo prossimo rapporto, dedicato al ruolo dei media internazionali nella copertura di Gaza. “Non sono palestinese, ma non serve esserlo per sentire il dolore che queste persone stanno vivendo. È difficile resistere a tanta violenza e restare umani” ha raccontato ai giornalisti di Politico.

A seguito dell’annuncio delle sanzioni da parte del Segretario di Stato americano Marco Rubio, la Segretaria generale di Amnesty International, Agnès Callamard, ha dichiarato: “Si tratta di un attacco spudorato ai principi fondamentali della giustizia internazionale. I relatori speciali non sono nominati per compiacere i governi o per essere popolari, ma per adempiere al loro mandato. Il mandato di Francesca Albanese consiste nel difendere i diritti umani e il diritto internazionale, cosa essenziale in un momento in cui è in gioco la stessa sopravvivenza della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza occupata.” Callamard ha inoltre esortato i governi e tutti gli attori che si riconoscono in un ordine internazionale giusto a respingere con fermezza tali provvedimenti “vendicativi”, e a esercitare la massima pressione diplomatica sul governo statunitense affinché vi rinunci. Ha infine sottolineato la necessità che anche le Nazioni Unite garantiscano pieno sostegno alla relatrice speciale, in quanto esperta indipendente nominata dal Consiglio dei diritti umani.

Rachele Gabbin

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