venerdì, Maggio 8, 2026

Crisi energetica globale: le rinnovabili come scudo e garanzia di resilienza

Il blocco dello Stretto di Hormuz mette a rischio le forniture mondiali. Guterres rilancia l'appello sull'importanza delle energie rinnovabili

by Annachiara Gigliozzi

La crisi in Medio Oriente sta mettendo a nudo la fragilità dell’economia globale, troppo dipendente dai combustibili fossili provenienti da zone di conflitto. È l’allarme lanciato ieri dalle Nazioni Unite, che chiedono un’accelerazione decisa verso le energie rinnovabili per garantire stabilità e prezzi più bassi.

Al centro del problema c’è il quasi totale blocco dello Stretto di Hormuz, passaggio vitale attraverso cui transita un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas. La chiusura di questa rotta, causata dal conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele, sta già provocando carenze di energia e un aumento incontrollato dei prezzi sui mercati globali, colpendo direttamente le bollette delle famiglie in tutto il mondo.

 “Tre quarti dell’umanità vive in Paesi che importano combustibili fossili a prezzi che non possono controllare”, ha ricordato il Segretario Generale António Guterres. L’ONU sottolinea che la sicurezza energetica non è più solo una questione di “disponibilità”, ma di resilienza per le nostre società.

A confermare questa analisi vi è l’articolo del Carnegie Endowment for International Peace che spiega come la guerra in Iran stia diventando il punto di svolta definitivo per  mettere in secondo piano il petrolio, seguendo la strada già tracciata dai paesi che hanno accelerato sulle rinnovabili dopo l’invasione dell’Ucraina. I dati più recenti mostrano che nazioni come la Finlandia e la Svezia ma anche la Spagna e il Portogallo stanno affrontando l’attuale crisi con maggiore stabilità grazie al fatto che oggi producono gran parte della loro elettricità da fonti pulite. Proprio mentre lo Stretto di Hormuz rimane bloccato, questi stati godono di prezzi dell’energia  più bassi rispetto a chi dipende ancora dai combustibili fossili perché negli ultimi quattro anni hanno raddoppiato la capacità di solare ed eolico, anche per liberarsi dalla dipendenza del gas russo. Questa scelta strategica, nata dall’emergenza in Ucraina, si sta rivelando la loro migliore difesa attuale poiché permette di mantenere le bollette stabili mentre il resto del mondo subisce il veloce innalzamento dei prezzi. Il messaggio dell’articolo è quindi evidente e ci dice che la transizione energetica non è più solo un obiettivo ambientale ma è diventata uno scudo contro l’inflazione e le guerre per le risorse. Anche se restano sfide aperte, come la produzione delle batterie, la strada sembra tracciata perché il sole e il vento, a differenza del petrolio, non possono essere bloccati da una flotta navale o da un conflitto in Medio Oriente.

Fonte: Carnegie Endowment for International Peace article by Noah Gordon, UN News 02/03/2023

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