mercoledì, Aprile 29, 2026

Francia 2027, il voto si avvicina tra frammentazione politica e ascesa dell’estrema destra

A un anno dalle elezioni, i sondaggi indicano partiti divisi e il possibile avanzamento del Rassemblement National

by Rachele Gabbin
Francia 2027, il voto si avvicina tra frammentazione politica e ascesa dell’estrema destra

Tra un anno il mandato presidenziale di Emmanuel Macron giungerà al termine e la Francia sarà chiamata a eleggere un nuovo leader. La Costituzione francese, infatti, impedisce al presidente di esercitare più di due mandati consecutivi, il che esclude Macron dalla prossima corsa all’Eliseo, pur lasciandogli la possibilità di ricandidarsi nel 2032 per un eventuale terzo mandato.

I nuovi sondaggi suggeriscono una probabile vittoria netta del partito Rassemblement National (RN) di destra populista, che potrebbe essere guidato da Marine Le Pen o da Jordan Bardella. Ma è ancora presto per arrivare ad una conclusione. “Siamo nella fase della rivalità più feroce”, afferma un centrista vicino a Macron.

A sinistra ci sono diversi possibili candidati, ma manca un’intesa su come sceglierne uno. Il leader socialista Olivier Faure ha proposto di organizzare delle primarie, mentre Raphaël Glucksmann, che nei sondaggi è tra i meglio posizionati dell’area progressista, le rifiuta. Permane inoltre un disaccordo sulla figura di Jean-Luc Mélenchon: alcuni auspicano una coalizione unitaria che lo includa, mentre altri temono che la sua presenza possa allontanare l’elettorato moderato. Sullo sfondo resta anche l’ipotesi di un ritorno di François Hollande, Presidente della Repubblica francese dal 2012 al 2017 e segretario del Partito Socialista dal 1997 al 2008.

Anche la destra tradizionale dei Repubblicani è frammentata. Bruno Retailleau appare il favorito interno, ma nei sondaggi resta debole e deve confrontarsi con figure esterne al partito come David Lisnard, attuale sindaco di Canne, e Dominique de Villepin, Primo Ministro francese dal 2005 al 2007.

Per quanto riguarda il centro di Macron, i due candidati più papabili sono gli ex premier Édouard Philippe e Gabriel Attal. Tra i due, Philippe appare il più competitivo: secondo alcuni potrebbe qualificarsi per il ballottaggio contro Jordan Bardella, ed è considerato al momento l’unico candidato potenzialmente in grado di batterlo.

L’elevato numero di candidati moderati rischia, tuttavia, di frammentare il voto, indebolendo il centro e favorendo l’accesso al ballottaggio di candidati più radicali. È anche per questo che alcuni esponenti centristi e Repubblicani spingono per convergere su un candidato unico. Resta però difficile immaginare come rivalità così marcate possano tradursi, almeno per ora, in una candidatura condivisa.

Va comunque ricordato che i sondaggi presidenziali a un anno dal voto sono spesso poco affidabili. Anche Emmanuel Macron dodici mesi prima della sua elezione era, infatti, considerato “un candidato poco probabile”. Le dinamiche realmente decisive tendono spesso a emergere solo pochi mesi se non poche settimane prima del voto, quando si consolidano alleanze e i candidati meno competitivi si ritirano, mentre il quadro politico comincia a restringersi. Una vittoria del Rassemblement National (RN) il prossimo anno appare per la prima volta, quindi, una possibilità concreta, ma tutt’altro che scontata, anche alla luce delle difficoltà giudiziarie che hanno recentemente colpito Marine Le Pen, tra cui l’interdizione dai pubblici uffici legata all’uso improprio di fondi dell’Unione Europea da parte del suo partito.

FONTE: THE ECONOMIST
Photo credit: President.gov.ua, CC BY 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by/4.0, via Wikimedia Commons

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