Secondo un rapporto congiunto di Nazioni Unite, Unione Europea e Banca mondiale, la ricostruzione di Gaza richiederà circa 71,4 miliardi di dollari (circa 60 miliardi di euro). Il rapporto, presentato in vista della nona ministeriale della Global Alliance per la soluzione dei due Stati e dell’Ad Hoc Liaison Committee a Bruxelles, offre una delle valutazioni più complete finora disponibili sui danni materiali, economici e sociali subiti dal territorio.
Il conflitto, che ormai si sta protraendo da due anni, ha provocato oltre 72.000 vittime. Nonostante dall’ottobre scorso sia in vigore il cessate il fuoco con Israele, a Gaza la popolazione continua a morire e a vivere in condizioni di assoluta precarietà, tra tendopoli e macerie. Solo il 25 marzo, un attacco aereo ha colpito e danneggiato gravemente la linea elettrica che alimenta l’impianto di desalinizzazione di Gaza Sud a Khan Younis. Anche dopo la sua riparazione, la produzione dell’impianto è rimasta ad appena il 20% della sua capacità, lasciando circa 500.000 persone con ancora meno acqua potabile.
Secondo il rapporto, una prima fase di intervento, prevista nei prossimi 18 mesi, richiederà 26,3 miliardi di dollari per ripristinare i servizi essenziali, ricostruire infrastrutture chiave e sostenere la ripresa economica. I danni alle infrastrutture sono stimati in 35,2 miliardi, mentre le perdite economiche e sociali ammontano a 22,7 miliardi. I settori maggiormente colpiti risultano essere l’edilizia abitativa, la sanità, l’istruzione, il commercio e l’agricoltura.
Il quadro delineato è estremamente grave: dall’inizio delle ostilità oltre 371 mila abitazioni sono state distrutte o danneggiate, mentre circa 1,9 milioni di persone sono state costrette allo sfollamento. Quasi il 60 per cento della popolazione di Gaza avrebbe inoltre perso la propria abitazione.
Alla devastazione abitativa si aggiunge il collasso dei servizi essenziali. Più della metà degli ospedali è fuori servizio e quasi tutte le scuole hanno subito danni, lasciando circa 650 mila bambini senza accesso all’istruzione. Parallelamente, l’economia della Striscia verserebbe in una condizione di quasi totale collasso, con una contrazione stimata dell’84%.
Sono state individuate alcune condizioni ritenute indispensabili per il successo della ricostruzione. Innanzitutto, gli autori hanno stabilito che il processo dovrà essere guidato dai palestinesi e fondarsi su criteri di inclusività, trasparenza e accountability, con particolare attenzione ai bisogni delle fasce più vulnerabili della popolazione. Hanno poi evidenziato l’importanza di favorire un progressivo trasferimento della governance all’Autorità Palestinese, in linea con la risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e con un più ampio orizzonte politico orientato alla soluzione dei due Stati. Il rapporto ha individuato come prerequisiti anche un cessate-il-fuoco duraturo, adeguate garanzie di sicurezza, un accesso umanitario senza ostacoli e il ripristino immediato dei servizi essenziali. A ciò si aggiungono come fattori cruciali, la libera circolazione di persone e merci tra Gaza e Cisgiordania, un sistema finanziario trasparente e funzionante, nonché un assetto di governance chiaro e responsabile.
FONTE: L’OSSERVATORE ROMANO
Photo credit: Jaber Jehad Badwan, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons