In Ucraina, negli ultimi giorni, si respira un forte malcontento nei confronti del presidente Volodymyr Zelensky e dei vertici militari. A scatenare la piazza è stata la decisione, annunciata a metà luglio, di rimuovere il popolare ministro della Difesa Mykhailo Fedorov. Di per sé, un cambiamento al vertice non dovrebbe stupire, dato che il presidente ucraino porta avanti da tempo una riorganizzazione della propria squadra, ma questa volta la scelta non è stata accolta con indifferenza.
Fedorov, appena trentacinquenne, guidava il ministero della Difesa solo da pochi mesi, ma era già riuscito a conquistare un ampio consenso grazie al suo profilo innovativo. Non provenendo dall’establishment militare, bensì dal mondo del tech e dell’imprenditoria digitale, aveva rivoluzionato l’approccio ucraino al conflitto, puntando in modo decisivo su tecnologia, droni e sistemi robotizzati. La sua notorietà è legata anche all’introduzione di Diia, la piattaforma che ha digitalizzato gran parte dei servizi pubblici ucraini, trasformando il rapporto tra cittadini e Stato e diventando uno dei simboli della modernizzazione del Paese. Infine, e non è da sottovalutare, era molto lontano dal modello sovietico, tanto sofferto in Ucraina.
Di fronte a questo quadro, occorre chiedersi perché una figura così apprezzata sia stata rimossa, soprattutto in un momento in cui anni di conflitto stanno logorando il Paese. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, la crescente visibilità di Fedorov avrebbe alimentato le preoccupazioni di Volodymyr Zelensky, tradizionalmente molto attento a evitare l’emergere di figure capaci di oscurarne la leadership o di costruire un consenso personale autonomo.
Le proteste scoppiate negli scorsi giorni potrebbero però spingere il presidente a tornare sui suoi passi. I manifestanti si sono scagliati contro Syrskyi, l’attuale capo delle forze armate, accusandolo di adottare un approccio arretrato e di stampo sovietico, del tutto incurante delle perdite umane. Tra la folla spiccavano cartelli con uno slogan emblematico: “Fedorov = più morti tra i russi; Syrskyi = più morti tra gli ucraini”. Altri cartelli definivano Syrskyi “il macellaio” o “Generale 200”, dove 200 è il codice militare di derivazione sovietica per indicare i caduti in battaglia. Dmytro Kozyatynskyi, tra i promotori della protesta e voce del malcontento generale, ha accusato apertamente il generale sui social, affermando che Syrskyi “demoralizza l’esercito, ostacola le riforme, crea un proprio contingente di truppe fedeli, viola la libertà di espressione e reprime i soldati”.
Non sarebbe la prima volta che Zelensky fa marcia indietro di fronte al malumore pubblico. L’esempio più clamoroso risale a un anno fa quando, a seguito di vaste manifestazioni, il presidente ritirò la legge che avrebbe dovuto ridimensionare i poteri delle agenzie anticorruzione. Un ripensamento che potrebbe ripetersi anche in questa occasione.
Secondo fonti del Financial Times e della testata indipendente Meduza, Zelensky starebbe effettivamente valutando l’uscita di scena di Syrskyi. Tra il fine settimana e lunedì, il presidente ha consultato diversi alti ufficiali dell’esercito, tra cui Mykhailo Drapatiy, figura accreditata come possibile sostituto e nota per i suoi ottimi rapporti con Fedorov. Nel nuovo governo varato giovedì, l’incarico di ministro della Difesa è stato affidato solo ad interim, lasciando la porta aperta a futuri colpi di scena. Intanto, secondo alcune indiscrezioni, Fedorov avrebbe già rifiutato il ruolo di superconsulente governativo, chiarificando di essere disposto a rientrare nell’esecutivo solo come ministro della Difesa.
Anche il Commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, che aveva collaborato a lungo con Fedorov, ha espresso profonda sorpresa per il licenziamento del giovane ministro. In un’intervista rilasciata a European Pravda, Kubilius ha osservato che l’Unione Europea potrebbe chiedere chiarimenti sul suo allontanamento dal governo: “A mio parere personale, questa decisione solleverà inevitabilmente la questione del perché una figura del genere venga sostituita. Tuttavia, è ancora presto per parlarne con certezza, dato che la nuova composizione dell’esecutivo non è ancora definitiva”, ha dichiarato.
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