sabato, Aprile 18, 2026

In Libia si è arrivati ad un bilancio unitario dopo 13 anni

L'accordo, siglato l'11 aprile a Tripoli con la mediazione degli Stati Uniti, riavvicina le istituzioni rivali dell'est e dell'ovest del paese. Il budget vale circa 30 miliardi di dollari.

by Luciano Campisi

La Libia ha approvato il suo primo bilancio statale unificato dopo oltre un decennio. L’annuncio è arrivato sabato 11 aprile dal governatore della Banca Centrale, Naji Issa, durante una cerimonia di firma svoltasi nella sede dell’istituto a Tripoli.

L’accordo è stato raggiunto tra la Camera dei Rappresentanti con sede a Bengasi, e l’Alto Consiglio di Stato di Tripoli, e prevede l’unificazione della spesa pubblica attraverso l’adozione di un bilancio comune: il primo consenso condiviso in materia dopo oltre tredici anni. 

Il valore complessivo del bilancio è di 190 miliardi di dinari libici, pari a circa 29,95 miliardi di dollari. Le principali voci di spesa includono 73 miliardi di dinari per i salari, 37 miliardi per i sussidi ai cittadini, 18 miliardi per le indennità delle famiglie, 10 miliardi per le spese operative e 12 miliardi destinati all’azienda statale per la produzione e la vendita di Petrolio. 

Il governatore Issa ha sottolineato che l’iniziativa contribuirà a stabilizzare il tasso di cambio e a rafforzare il dinaro libico, razionalizzando la spesa pubblica e riducendo gli squilibri fiscali. 

Il contesto in cui matura questo accordo è anch’esso importante. Nonostante la Libia abbia incassato 22 miliardi di dollari di entrate petrolifere lo scorso anno (oltre il 15% in più rispetto all’anno precedente) il paese registra un deficit in valuta estera di 9 miliardi di dollari. Già a gennaio, la banca centrale aveva svalutato il dinaro di quasi il 15% per la seconda volta in meno di un anno, citando tra le cause principali proprio l’assenza di un bilancio statale unificato. 

L’accordo porta anche un’impronta diplomatica americana. Massad Boulos, consigliere degli Stati Uniti per gli affari arabi e africani, ha dichiarato di essersi congratulato con la Libia per la firma dell’accordo dopo mesi di trattative. La mediazione è stata guidata dallo stesso Boulos. 

Tuttavia, i segnali di ottimismo vanno temperati: nonostante il passo avanti, le divisioni politiche restano importanti: nell’est, le forze fedeli a Khalifa Haftar controllano vaste aree del paese, incluse le principali regioni produttrici di petrolio. Il suo autoproclamato Esercito Nazionale Libico domina i terminali di esportazione lungo la costa nordorientale e diversi giacimenti nel sud e nel sudest. 

Lo stesso primo ministro Dbeibah, pur elogiando l’accordo, ha avvertito che il suo impatto reale si misurerà dai miglioramenti concreti nella vita quotidiana dei cittadini. 

Sul piano energetico globale, il tempismo non è casuale, poiché la domanda di greggio libico è aumentata in seguito alle perturbazioni legate alla guerra Israele-Usa contro l’Iran e al blocco dello Stretto di Hormuz. Il petrolio libico può raggiungere le raffinerie europee rapidamente, senza i rischi associati alle rotte del Golfo. 

Un accordo storico, dunque, ma ancora tutto da consolidare in un paese che dal 2011 non ha mai smesso di essere diviso.



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