In India, il cosiddetto ‘movimento degli scarafaggi’ ha centrato il suo obiettivo primario: costringere alle dimissioni il ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan, in seguito accettate dal premier Narendra Modi, e ridimensionare così un esecutivo che dal 2014 era rimasto praticamente immutato.
Ma cosa ha innescato questa mobilitazione senza precedenti? E cos’è esattamente il ‘movimento degli scarafaggi’?
Conosciuto ufficialmente come Cockroach Janta Party (CJP), si tratta di una forza politico-satirica nata sul web alcuni mesi fa. L’iniziativa è sorta come risposta provocatoria alle dichiarazioni, poi ritrattate, di un giudice che, intervenendo sul dramma della disoccupazione nel Paese, aveva bollato i giovani senza lavoro come “parassiti”.
All’origine della protesta c’è infatti la profonda crisi occupazionale che affligge le nuove generazioni. L’India vanta una delle popolazioni più giovani al mondo, con oltre 360 milioni di persone tra i 15 e i 29 anni; tuttavia, secondo un recente rapporto, quasi il 40% dei laureati under 25 risulta disoccupato.
La vera goccia che ha fatto traboccare il vaso, trasformando la rabbia sociale in una rivolta di piazza, è stata la fuga di notizie sui test del National Eligibility cum Entrance Test (NEET), la prova d’accesso nazionale alla facoltà di medicina, uno scandalo che ha portato all’annullamento dell’esame per oltre due milioni di studenti.
L’annullamento della prova ha avuto un impatto drammatico nel Paese, provocando persino un allarmante aumento dei suicidi tra i giovani. Il NEET rappresenta infatti l’unico canale d’accesso ai corsi di laurea in Medicina in tutta l’India: ogni anno milioni di aspiranti si contendono meno di 150.000 posti, rendendolo uno dei test d’ammissione più selettivi ed estenuanti al mondo.
Questa vicenda è sintomatica delle profonde tensioni che affliggono il sistema d’istruzione superiore indiano. I posti estremamente limitati costringono gli studenti a ritmi di studio logoranti per mesi, se non per anni, mentre il peso di esami da cui dipende l’intero futuro lascia moltissimi di loro emotivamente esausti e gravati dai debiti.
Inizialmente, i principali canali televisivi hanno ignorato le proteste e quando hanno iniziato a parlarne, lo hanno fatto demonizzando i manifestanti e arrivando a ipotizzare legami con gruppi terroristici pakistani. Per reazione, i giovani hanno voltato le spalle ai media tradizionali, sfruttando la potenza dei social network per smascherare le menzogne della propaganda tv.
Anche l’uso della forza si è rivelato un boomerang per il governo: se in un primo momento gli agenti hanno risposto con lacrimogeni e manganelli per disperdere il corteo delle ‘blatte’ diretto al Parlamento, le dimissioni di Pradhan sono diventate inevitabili quando la repressione poliziesca ha scatenato un’ondata irrefrenabile di sdegno nell’intera opinione pubblica.
Per cercare di disinnescare la crisi, il governo Modi ha proposto una stretta legislativa che prevede pesanti sanzioni pecuniarie e pene detentive per i responsabili della fuga di informazioni relative all’esame, i quali verranno giudicati da tribunali speciali creati ad hoc.
Lo stesso premier si è poi rivolto direttamente ai manifestanti su Instagram, la piattaforma simbolo della protesta, definendoli “giovani amici” e ringraziandoli con toni distensivi per i loro “spunti e suggerimenti”.
Tuttavia, secondo gli analisti, le dimissioni del ministro Pradhan rischiano di incrinare la leadership che Modi esercita sul proprio esecutivo. Pradhan era infatti uno dei suoi fedelissimi e tra i più ferventi sostenitori del partito, artefice dell’attuazione rigorosa della linea di governo e protagonista della prima, storica vittoria del BJP nello Stato dell’Odisha alle ultime elezioni generali.
“Modi sa bene che se inizi a licenziare i tuoi ministri più leali, crei un precedente che incentiva le defezioni anche tra gli altri”, ha osservato l’editorialista politico Pratap Bhanu Mehta. “Se il tuo stesso gabinetto inizia a tutelarsi in vista di un futuro in cui potrebbe non essere più protetto dal governo, è lì che nascono i veri problemi”.
FONTE: REUTERS
Photo credit: Pelph Hoters, CC0, via Wikimedia Commons