sabato, Giugno 13, 2026

Nuova escalation tra Stati Uniti e Cuba dopo l’incriminazione di Raúl Castro

Il caso riporta al centro la crisi del 1996; il Cremlino promette sostegno politico all’alleato storico

by Rachele Gabbin
Nuova escalation tra Stati Uniti e Cuba dopo l’incriminazione di Raúl Castro

L’ex presidente di Cuba, Raúl Castro, è stato formalmente incriminato mercoledì scorso dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti in relazione a un episodio risalente al 1996, che vide l’abbattimento di velivoli appartenenti all’organizzazione di esuli cubani Hermanos al Rescate (Fratelli al Soccorso).

Nell’incidente persero la vita quattro persone, tra cui tre cittadini statunitensi: Carlos Costa, Armando Alejandre Jr., Mario de la Peña e Pablo Morales. Il Dipartimento di Giustizia accusa quindi Castro, all’epoca ministro della Difesa, di distruzione di aeromobili, omicidio e cospirazione per l’omicidio dei cittadini statunitensi. Le accuse sono state rese pubbliche poco prima di una cerimonia commemorativa tenutasi a Miami.

Durante la cerimonia, il procuratore generale ad interim degli Stati Uniti, Todd Blanche, ha ribadito come il governo americano non abbia dimenticato le vittime del 1996, affermando successivamente in una nota ufficiale: “Per la prima volta in quasi 70 anni, l’alto comando del regime cubano è stato incriminato negli Stati Uniti per presunti atti di violenza costati la vita a cittadini americani. Il presidente Donald Trump e questo Dipartimento di Giustizia sono impegnati a ristabilire un principio elementare: se uccidi cittadini americani, ti perseguiremo. Non importa chi tu sia o quale incarico ricopra”.

A tale presa di posizione ha risposto l’attuale presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, con un messaggio pubblicato su X, mostrandosi fortemente critico nei confronti della decisione statunitense: “La presunta accusa contro il Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, appena annunciata dal governo degli Stati Uniti, riflette la superbia e la frustrazione che la fermezza della Rivoluzione cubana e l’unità della sua leadership suscitano nei rappresentanti dell’impero”.

Díaz-Canel ha inoltre definito l’abbattimento del 1996 un atto di legittima difesa, sostenendo che si trattava di “un’azione politica, priva di qualsiasi fondamento giuridico, volta ad alimentare un dossier costruito ad hoc per giustificare possibili iniziative ostili nei confronti di Cuba”.

A solo un giorno di distanza dalle accuse mosse contro Raúl Castro, il Cremlino è intervenuto condannando quella che ha definito una ‘grossolana ingerenza’ di Washington negli affari interni dell’isola e promettendo a Cuba un ‘sostegno attivo’ di fronte alla crescente pressione esercitata dagli Stati Uniti sull’Avana.

“Cuba continua a essere bersaglio di una brutale pressione economica da parte degli Stati Uniti”, ha dichiarato Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo. “Le nuove restrizioni imposte dalla Casa Bianca contro le aziende di Paesi terzi operanti sull’isola rappresentano l’ennesimo tassello di una strategia volta a strangolare economicamente Cuba”.

Negli ultimi mesi, Washington aveva infatti adottato una linea particolarmente dura nei confronti della regione: il blocco delle spedizioni petrolifere provenienti dal Venezuela e le minacce di sanzioni contro le aziende che commerciano con Cuba hanno contribuito ad aggravare la profonda crisi energetica che attraversa l’isola, provocando così forti tensioni con Mosca.

Un’escalation che conferma come l’isola sia da tempo nel mirino dell’amministrazione Trump, la quale non ha mai escluso una possibile azione militare. “Trump sta proponendo una nuova relazione tra gli Stati Uniti e Cuba. Ma questa relazione deve essere diretta con voi, il popolo cubano, non con Gaesa”, ha dichiarato il segretario di Stato americano Marco Rubio, aggiungendo: “Gli Stati Uniti non avranno pace finché Cuba non sarà di nuovo libera”.

Dinnanzi a questa rinnovata aggressività statunitense, tuttavia, la reale capacità del Cremlino di sostenere concretamente i propri alleati continua a suscitare forti interrogativi. La cautela mostrata da Mosca dopo la cattura di Maduro e l’inerzia di fronte agli attacchi congiunti USA-Israele contro l’Iran hanno alimentato ampi dubbi sulla reale disponibilità del governo russo a spingersi oltre la retorica diplomatica, soprattutto mentre il conflitto in Ucraina continua ad assorbire la quasi totalità delle sue risorse militari e politiche.

 

FONTE: CNN Español

Photo credit: Kremlin.ru, CC BY 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by/4.0, via Wikimedia Commons

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