VIENNA, 23 marzo 2026 — L’Ufficio del Rappresentante speciale e Coordinatore dell’OSCE per la lotta alla tratta di esseri umani ha pubblicato oggi il Rapporto sull’indagine 2026. Il rapporto costituisce la valutazione più completa mai realizzata finora sugli sforzi compiuti nella lotta alla tratta in tutta la regione dell’OSCE.
Dal 2021 al 2024, gli Stati partecipanti hanno segnalato circa 102.000 vittime della tratta, di cui quasi 30.000 solo nel 2024. Queste cifre riflettono sia il miglioramento delle capacità di individuazione sia l’ampliamento della portata di un crimine in rapida evoluzione.
“I numeri che riportiamo sono solo la punta dell’iceberg — ciò che gli Stati hanno individuato e ci hanno segnalato; ci ricordano quanto ancora si nasconda sotto la superficie e quanto sia urgente che le nostre leggi, politiche e prassi stiano al passo con i trafficanti”, ha affermato Kari Johnstone, Rappresentante speciale e Coordinatrice dell’OSCE per la lotta alla tratta di esseri umani.
Impatto umano
Il rapporto mostra che lo sfruttamento del lavoro è attualmente la forma più diffusa di tratta nella regione, rappresentando il 32% di tutti i casi, rispetto al 21% dello sfruttamento sessuale.
La criminalità forzata si rivela una delle forme di tratta di esseri umani in più rapida crescita e rappresenta un ulteriore 17% delle vittime identificate. I casi che coinvolgono molteplici finalità rappresentano il 15%, riflettendo un aumento dei trafficanti che sfruttano le stesse vittime per molteplici forme di reato.
Le donne, le ragazze e i bambini rimangono i soggetti più vulnerabili alla tratta di esseri umani. Tuttavia, il rapporto evidenzia gravi lacune per quanto riguarda gli uomini, le persone LGBTQ+ e i minori maschi stranieri, che spesso non ricevono un’assistenza adeguata dai sistemi di sostegno esistenti.
Principali risultati politici
I progressi legislativi nella regione nel periodo oggetto dell’indagine sono stati significativi. Nel 2025, il 98% degli Stati partecipanti ha riferito di aver stabilito disposizioni per le presunte vittime — un balzo rispetto al 75% del 2016. Contemporaneamente, le leggi che impongono alle aziende private di svolgere la due diligence in materia di diritti umani sono triplicate.
Tuttavia, un persistente “divario di attuazione” separa l’ambizione legislativa e le politiche scritte dall’applicazione pratica. Ad esempio, nella protezione dei minori, i quadri istituzionali formali sono ai massimi storici, mentre le misure preventive sul campo sono in calo.
Questo divario si riflette in tassi di condanna criticamente bassi nonostante l’aumento del numero di casi, con indagini finanziarie sistematicamente sottoutilizzate. I trafficanti fanno sempre più ricorso a strumenti crittografati e all’intelligenza artificiale, creando un divario digitale sempre più ampio tra le reti criminali e le forze dell’ordine.
Un dato positivo è che i meccanismi di feedback delle vittime sono triplicati dal 2021, offrendo nuovi strumenti per valutare l’efficacia concreta delle politiche anti-tratta; tuttavia, le ONG segnalano che questi vengono utilizzati in modo incostante nella pratica e rimangono in gran parte ad hoc.
«I dati raccontano una storia di progressi concreti in alcuni ambiti, ma anche di un settore che fatica a tradurre gli impegni in risultati concreti. Il forte aumento dei casi di sfruttamento sessuale online, passati da appena 9 indagini nel 2021 a 1.665 nel 2025, è un esempio che fa riflettere su quanto rapidamente si evolva questo reato e su quanto sia urgente la nostra risposta», ha affermato Dorothea Czarnecki, ricercatrice capo dello studio.
L’indagine è stata lanciata con un evento che ha visto la partecipazione di circa 300 persone, sia in presenza che online, e di relatori provenienti da Albania, Italia, Romania, Paesi Bassi e Stati Uniti.
Per accedere al Repporto ed avere ulteriori informazioni, cliccare qui: https://cthb.osce.org/cthb/662914.