mercoledì, Maggio 6, 2026

Poter essere diversi è la vera ugua­glianza

Su que­sto con­cetto ci inter­ro­ghiamo fin dalle pit­ture rupe­stri.

by Andrea Martucci
Uguaglianza

Vi proponiamo un articolo pubblicato il 3 maggio scorso sul Corriere della Sera, nel quale Marco Signori parla del libro “Uguaglianza” scritto da Dar­rin McMa­hon.

Ugua­glianza è rela­zione. Ma tra cosa? Si può essere uguali, o diversi, su una miriade di aspetti: eco­no­mici, ses­suali, sociali, cul­tu­rali… Come pen­sare allora que­sta rela­zione pie­na­mente poli­tica, che nei secoli non ha mai smesso di inter­ro­gare la nostra uma­nità? E qual è la sto­ria pro­fonda di que­sto con­cetto appas­sio­nante e dif­fi­cile? Dar­rin McMa­hon, pro­fes­sore di sto­ria al Dart­mouth Col­lege, ci aiuta a distri­care il gro­vi­glio filo­so­fico di un’idea ingan­ne­vol­mente sem­plice con il suo nuovo libro, Ugua­glianza. Sto­ria di un’idea sfug­gente (Deri­veAp­prodi).

Quello di ugua­glianza non è un con­cetto moderno. Con una fine mesco­lanza di studi antro­po­lo­gici ed etno­gra­fici, il sag­gio mostra fin da subito che il pro­blema dell’ugua­glianza risale a un pas­sato remo­tis­simo, addi­rit­tura pre­i­sto­rico: insomma, noi esseri umani con­ti­nuiamo da sem­pre a porci le stesse domande. «Par­lare di natura umana e ricer­carne le costanti è un lavoro peri­co­loso, e sono state dette cose ter­ri­bili al riguardo. L’ho fatto con grande cau­tela, ma ho scritto anche di que­sto per­ché credo sia impor­tante pren­dere sul serio gli schemi, i pat­tern di lungo corso». È pro­prio quanto avviene in Ugua­glianza che, in tre ampie sezioni, esa­mina dodici «figure» (l’imma­gine è presa in pre­stito da Auer­bach) del con­cetto di ugua­glianza: dodici qua­dri tem­po­rali, o casi, che dimo­strano la stra­ti­fi­ca­zione pro­gres­siva dell’idea di ugua­glianza, dalle pit­ture rupe­stri alla Gre­cia antica, dal cri­stia­ne­simo alla Fran­cia moderna, dalla Ger­ma­nia nazi­sta agli Stati Uniti di Mar­tin Luther King.

L’intero libro si gioca su un motivo ricor­rente: la ten­sione pro­fonda degli esseri umani tra la gerar­chia e il suo rifiuto, e dell’ugua­glianza stessa tra iden­tità e dif­fe­renza. «Siamo inten­sa­mente gerar­chici, eppure siamo anche incre­di­bil­mente resi­stenti alla gerar­chia e al domi­nio». Da Ari­sto­tele a Carl Sch­mitt, McMa­hon ritrova ovun­que raf­fi­gu­ra­zioni e con­fi­gu­ra­zioni diverse di que­sto schema. E così com­plica l’idea inge­nua di ugua­glianza che vive, non esa­mi­nata, den­tro ognuno di noi. «Il mio primo obiet­tivo era quello di pro­durre uno stra­nia­mento: ren­dere meno fami­liare un con­cetto dato troppo spesso per scon­tato».

Ecco allora con­nes­sioni impre­vi­ste e inver­sioni del senso comune: per Ari­sto­tele si può essere uguali solo quando si è simili (homo­ioi kai isoi), e un giu­ri­sta nazi­sta come Carl Sch­mitt porta alle estreme con­se­guenze que­sto con­cetto (appa­ren­te­mente apol­li­neo ed emi­nen­te­mente demo­cra­tico) quando teo­rizza l’ugua­glianza per il Volk, il popolo tede­sco, e la disu­gua­glianza — ter­ri­bile e tiran­nica — per tutti gli altri. È ugual­mente sor­pren­dente, o forse di più, sco­prire che invece l’autore del Capi­tale, Karl Marx, era un fiero oppo­si­tore dell’ugua­glianza, dato che aveva rico­no­sciuto con chia­rezza «le ten­denze di omo­lo­ga­zione e stan­dar­diz­za­zione pro­prie della moder­nità, e in par­ti­co­lare del capi­ta­li­smo».

Per essere uguali dob­biamo allora essere sol­dati in uni­forme, allievi omo­lo­gati di una boar­ding school bri­tan­nica? Pro­prio qui sem­bra emer­gere la posta in gioco più impor­tante del libro, e il suo rilievo per le pre­oc­cu­pa­zioni del nostro tempo. Le figure sto­ri­che trac­ciate da Mc

Mahon sem­brano tal­volta ridurre l’ugua­glianza a tau­to­lo­gia: si è eguali se si è uguali, sol­da­tini iden­tici gli uni agli altri: per razza, cul­tura, ric­chezza… Ma un’altra imma­gine, oppo­sta e pro­fonda, emerge in con­tro­luce: quella del socio­logo ame­ri­cano W.E.B. Du Bois, che già nel 1915 pro­cla­mava l’ugua­glianza per cui vale la pena lot­tare come un fon­da­men­tale «diritto alla dif­fe­renza». In che senso? «Signi­fica che non dob­biamo essere per forza iden­tici per essere uguali come cit­ta­dini: pos­siamo, dob­biamo dif­fe­rire in tan­tis­simi aspetti, ma l’ugua­glianza di diritti ci dev’essere garan­tita». Eppure pro­prio qui si cela uno dei segreti nasco­sti (McMa­hon li chiama dirty secrets) della reto­rica egua­li­ta­ria: «Quando si ha a che fare con una popo­la­zione estre­ma­mente glo­ba­liz­zata ed etni­ca­mente ete­ro­ge­nea, per le per­sone diventa sem­pre più dif­fi­cile tol­le­rare que­sta ugua­glianza-nella-dif­fe­renza. Troppe dif­fe­renze ci met­tono a disa­gio, anche se l’idea dell’ugua­glianza con­ti­nua ad affa­sci­narci».

Ci resta, lumi­nosa, l’impor­tanza del prin­ci­pio: molti, fa notare McMa­hon, con­dan­nano l’ipo­cri­sia di Tho­mas Jef­fer­son, che men­tre ver­gava le parole ispi­rate della Dichia­ra­zione d’Indi­pen­denza (All men are crea­ted equal) pos­se­deva schiavi: «Ma que­sto non signi­fica che il prin­ci­pio non fosse valido, e uni­ver­sale. Come ha detto Mar­tin Luther King (nel cele­bre discorso I have a dream del 1963, ndr), si tratta di una nota pro­mis­so­ria, una pro­messa di piena attua­zione futura».

Pro­prio il futuro dell’ugua­glianza è una sfida per noi, oggi. McMa­hon non si nasconde che viviamo in tempi oscuri, in cui il sogno dell’ugua­glianza — per tutti, e come riaf­fer­ma­zione para­dos­sale dell’unità nella dif­fe­renza — sem­bra rece­dere e sva­nire: pro­prio la dif­fi­coltà delle società con­tem­po­ra­nee a man­te­nere la pro­messa di un’effet­tiva ugua­glianza mette sem­pre più spesso a dura prova la tenuta delle nostre demo­cra­zie, che quell’ugua­glianza dovreb­bero garan­tire. Ma McMa­hon resta otti­mi­sta: «L’ugua­glianza è stata imma­gi­nata in molti modi nel corso della sto­ria. E può essere imma­gi­nata ancora».

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