mercoledì, Maggio 6, 2026

Israele, ricorso alla Corte Suprema per 14 medici palestinesi detenuti senza accuse

Organizzazioni per i diritti denunciano abusi e detenzioni prolungate, mentre decine di operatori sanitari restano in custodia dopo due anni di conflitto a Gaza

by Rachele Gabbin
Israele, ricorso alla Corte Suprema per 14 medici palestinesi detenuti senza accuse

Un’organizzazione israeliana per i diritti umani, Physicians for Human Rights Israel (PHRI), nella giornata di giovedì scorso ha presentato una petizione alla Corte Suprema di Israele per chiedere il rilascio immediato di 14 medici palestinesi di Gaza, detenuti da oltre un anno senza accuse formali pendenti a loro carico.

Secondo quanto dichiarato dall’Organizzazione i medici in questione sarebbero stati oggetto di cure mediche insufficienti, alimentazione inadeguata e presunti abusi fisici.

Il gruppo è detenuto sulla base della legge israeliana sui “combattenti illegittimi” che consente la detenzione a tempo indeterminato senza accuse a chiunque partecipi direttamente o indirettamente ad atti ostili contro lo Stato di Israele, o sia membro di una forza armata che compie tali atti, senza avere diritto allo status di prigioniero di guerra.

I 14 medici fanno parte degli oltre 400 operatori sanitari detenuti da Israele nel corso dei due anni di conflitto a Gaza. Una parte significativa di loro è stata rilasciata nell’ambito di scambi di prigionieri successivi a cessate il fuoco, tra cui una tregua sostenuta dagli Stati Uniti nell’ottobre scorso, finalizzata a interrompere temporaneamente i combattimenti. Nonostante ciò, circa 60 operatori sanitari risultano ancora in detenzione.

Tra questi figura Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord della Striscia di Gaza. Arrestato durante un’incursione militare israeliana nella struttura alla fine del 2024, il suo caso è divenuto emblematico, attirando ripetute richieste di rilascio da parte della comunità internazionale. “Abbiamo ricevuto segnalazioni secondo cui il dottor Abu Safiya è stato sottoposto a torture e ad altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti, e che le sue condizioni di salute rimangono critiche”, hanno dichiarato alcuni esperti delle Nazioni Unite. Gli stessi hanno inoltre denunciato come “la violenza contro gli operatori sanitari, la distruzione delle strutture mediche e dei determinanti fondamentali della salute continuino senza sosta, nonostante il cosiddetto cessate il fuoco a Gaza”.

L’avvocato di Abu Safiya, Nasser Odeh, ha sottolineato che, nonostante le indagini interne non abbiano prodotto prove concrete a suo carico, le autorità israeliane hanno deciso di prolungarne la detenzione.

Il caso si inserisce in un quadro più ampio di arresti e pressioni nei confronti del personale sanitario palestinese. Secondo l’organizzazione Medical Aid for Palestinians, oltre 1.700 operatori sanitari sono stati uccisi tra l’ottobre 2023 e l’ottobre 2025.

Nel corso della campagna militare le forze israeliane hanno, inoltre, più volte fatto irruzione negli ospedali della Striscia e condotto attacchi contro strutture sanitarie, contribuendo al collasso di gran parte del sistema sanitario locale. Organizzazioni per i diritti umani ritengono che tali operazioni possano configurare violazioni del diritto internazionale umanitario. “Abbiamo iniziato a osservare come la distruzione del sistema sanitario di Gaza sia divenuta una componente strutturale della strategia militare israeliana”, ha affermato Naji Abbas, direttore del dipartimento prigionieri e detenuti di Physicians for Human Rights Israel.

Le autorità israeliane giustificano gli attacchi, sostenendo che Hamas avrebbe utilizzato ospedali e infrastrutture civili per scopi militari, inclusa la pianificazione di attacchi e l’operatività da tunnel sotterranei. In questo contesto, Israele ha anche accusato gli stessi operatori sanitari di avere legami con il gruppo militante, accuse che le autorità di Gaza e Hamas negano.

FONTE: REUTERS

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