Il 4 maggio si è svolto a Yerevan, la capitale dell’Armenia, l’ottavo vertice della Comunità politica europea (CPE).
Il vertice si tiene due volte l’anno, con un incontro in un paese membro dell’Unione europea e uno in un paese non membro. È un formato nato su iniziativa francese dopo l’invasione russa su larga scala dell’Ucraina nel 2022, e ha l’ambizione di coordinare i paesi del continente su alcune questioni fondamentali che li accomunano.
La sessione armena della CPE è stata intitolata “Building the Future: Unity and Stability in Europe” (Costruire il futuro: unità e stabilità in Europa). Le principali questioni in agenda erano la resilienza democratica, le connessioni continentali, la sicurezza energetica ed economica – tutti temi che sono sicuramente cari al paese ospitante.
Il summit della Cooperazione politica europea è stato il più grande evento internazionale mai ospitato dall’Armenia, ed è stato anche il vertice più esteso della CPE tra quelli tenutisi finora. Erano invitati, e in diverso modo hanno partecipato, ben 48 paesi, cioè i 27 paesi membri dell’Unione europea, 20 paesi europei che non fanno parte dell’Unione – dal Regno Unito all’Ucraina e alla Georgia – e un paese extraeuropeo, il Canada.
Un primo risultato del vertice – valido fin da prima del suo inizio – è stata la grande legittimazione che Nikol Pashinyan ha tratto dall’incontro, certamente molto spendibile a un mese dalle elezioni parlamentari. Oltre all’esposizione internazionale senza precedenti, il governo armeno ha incassato anche un nuovo partenariato strategico con il Regno Unito, un dialogo strategico con la Croazia, e ha visto per la prima volta un vicepresidente della Turchia in visita nel paese. Di fatto è stata la prima visita in Armenia anche per i leader di molti altri paesi.
Un secondo risultato è stata la certificazione dell’allontanamento dell’Armenia dalla Russia. Sul tappeto rosso a Yerevan è passato Volodymyr Zelens’kyj (qui il suo discorso alla plenaria), ma tra gli ospiti c’è stata anche la leader dell’opposizione bielorussa Sviatlana Tsikhanouskaya. Nel suo discorso di chiusura, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha confermato il sostegno inderogabile dell’UE all’Ucraina.