Per decenni le acque sotterranee sono rimaste una grande incognita: invisibili, difficili da misurare, spesso ignorate fino a quando non iniziano a scarseggiare. Ora, per la prima volta, un team di ricercatori delle università di Princeton e dell’Arizona ha prodotto la mappa più dettagliata e completa delle riserve idriche sotterranee degli Stati Uniti, aprendo una finestra su una risorsa tanto preziosa quanto fragile.
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature, è il risultato di anni di lavoro. I ricercatori hanno analizzato i dati provenienti da circa 800.000 pozzi e li hanno elaborati attraverso un modello di apprendimento automatico, riuscendo a stimare la profondità della falda freatica sull’intero territorio nazionale fino a quasi 400 metri di profondità, ben oltre il limite raggiunto dalla maggior parte dei pozzi esistenti. “Le acque sotterranee sono fuori dalla vista e dalla mente della maggior parte delle persone”, ha dichiarato Reed Maxwell, idrologo di Princeton e coautore dello studio. “Sapere quanta ne abbiamo sarà utile per capire come usarla con saggezza.”
Il quadro complessivo che emerge è al tempo stesso rassicurante e preoccupante. A livello nazionale, la quantità totale di acqua sotterranea stimata ammonta a circa 250 miliardi di acri-piede, equivalente a tredici volte il volume dei Grandi Laghi. Il solo bacino del fiume Colorado ne contiene una quantità paragonabile all’intero sistema dei Grandi Laghi, mentre la California si attesta intorno al 70% di quel volume. Cifre imponenti, che tuttavia non devono trarre in inganno.
I ricercatori sono espliciti sul punto: disporre di grandi riserve non significa potersele permettere di sprecare. In molte aree degli Stati Uniti, e in California in particolare, il pompaggio eccessivo ha già prodotto conseguenze gravi e visibili. Nella Central Valley, cuore agricolo del Paese dove le grandi aziende del settore attingono massicciamente dai pozzi, i livelli delle falde sono crollati in modo drammatico. Il servizio geologico statunitense stima che dall’inizio del Novecento, quando le prime pompe entrarono in funzione, siano andati persi 128 milioni di acri-piede d’acqua, un volume paragonabile a quello del lago Tahoe. E il declino non si è fermato.
Particolarmente critica è la situazione nel Sud-Ovest desertico, dove le acque sotterranee sono classificate come “acqua fossile”: si sono accumulate nel corso di millenni e, una volta estratte, non possono essere recuperate in tempi umani. Ma anche dove la situazione non è ancora così estrema, i segnali di allarme non mancano. “Molto prima che l’acqua finisca del tutto, cominciano a scomparire le zone umide e i piccoli affluenti”, ha spiegato Laura Condon, idrologa dell’Università dell’Arizona e coautrice dello studio. Un fenomeno già osservabile sia in Arizona che nel Sud della California.
Il calo dei livelli idrici sotterranei ha prodotto negli ultimi anni effetti concreti sulla vita quotidiana: pozzi domestici prosciugati, corsi d’acqua scomparsi, abbassamento del suolo con danni a infrastrutture come canali e argini. In California, il database ufficiale dei pozzi in secca ne registra circa 6.000 dal 2013. Nell’ultimo anno i nuovi casi si sono ridotti a tredici, un rallentamento temporaneo che gli esperti non ritengono strutturale.
La nuova mappa, oltre a fotografare lo stato attuale delle risorse idriche, ha un valore operativo immediato. Potrà infatti essere utilizzata dai gestori locali per affrontare con maggiore consapevolezza il problema del sovrasfruttamento degli acquiferi, e dai ricercatori per stimare con più precisione i volumi d’acqua già perduti.
Jay Famiglietti, idrologo alla Arizona State University e non coinvolto nello studio, ha definito il lavoro un “risultato straordinario”, sottolineando come i dati siano stati resi accessibili e utilizzabili da chi gestisce le risorse idriche sul territorio. Ha però evidenziato che resta ancora da costruire una rete nazionale di pozzi profondi in grado di monitorare continuamente quantità e qualità dell’acqua fino alla roccia di base.
La ricerca arriva in un momento in cui la gestione dell’acqua è diventata una delle sfide più urgenti per gli Stati Uniti e per il mondo intero. Avere finalmente una mappa chiara di ciò che si trova sotto i piedi è un punto di partenza. Saperlo usare con lungimiranza è la sfida che viene dopo.
Fonte: Los Angeles Times
Photo credit: Carlin Stiehl / Los Angeles Times