venerdì, Maggio 8, 2026

RSF, droni e mercenari: la rotta dagli Emirati

Un rapporto del Conflict Insights Group ricostruisce attraverso dati di geolocalizzazione la presenza di combattenti latinoamericani nelle operazioni che hanno portato alla caduta di el-Fasher. Abu Dhabi continua a negare ogni coinvolgimento.

by Adriana Randazzo
rifuguati in sudan

La caduta di el-Fasher, città del Darfur settentrionale conquistata dalle Forze di supporto rapido (RSF) nell’ottobre 2024 dopo un assedio durato diciotto mesi, sarebbe stata resa possibile anche dal contributo operativo di una rete di mercenari colombiani finanziata e gestita dagli Emirati Arabi Uniti. È la conclusione principale di un’indagine pubblicata dal Conflict Insights Group (CIG), organizzazione indipendente di analisi della sicurezza, che ha ricostruito i movimenti dei combattenti attraverso il tracciamento di oltre cinquanta dispositivi mobili.

La metodologia adottata dal CIG si basa su tecnologia di geolocalizzazione disponibile commercialmente, normalmente utilizzata per la profilazione pubblicitaria, combinata con dati di tracciamento dei voli, immagini satellitari, video sui social media e documenti accademici. I telefoni tracciati, configurati in lingua spagnola, sono stati seguiti lungo una rotta che parte dalla Colombia, transita per una base militare emiratina a Ghayathi, nell’emirato di Abu Dhabi, e arriva in Sudan, nelle aree controllate dalle RSF.

Secondo il rapporto, uno dei dispositivi è stato seguito dalla Colombia all’aeroporto internazionale Zayed di Abu Dhabi e poi alla struttura di Ghayathi, dove sono stati rilevati altri quattro telefoni con impostazioni in lingua spagnola. Due di questi si sono successivamente spostati nel South Darfur e uno ha raggiunto Nyala, de facto capitale delle RSF, dove si è connesso a reti wi-fi denominate “ANTIAEREO” e “AirDefense”, termini militari in spagnolo che suggeriscono attività legate alla difesa contraerea.

Nyala è descritta nel rapporto come un hub di primaria importanza per le operazioni con droni delle RSF e per la presenza di mercenari colombiani: il CIG vi ha identificato più di quaranta dispositivi con impostazioni in lingua spagnola. Un ulteriore caso documentato riguarda uno spostamento diretto dalla Colombia a Nyala e poi a el-Fasher, avvenuto proprio durante la fase finale dell’assedio. Mentre si trovava nella città, il dispositivo tracciato si è connesso a una rete wi-fi chiamata “ATACADOR”, parola spagnola che significa “attaccante”.

I mercenari avrebbero operato sotto l’ombrello della brigata Desert Wolves, svolgendo funzioni di piloti di droni, artiglieri e istruttori. La brigata è guidata da Alvaro Quijano, colonnello in pensione dell’esercito colombiano residente negli Emirati Arabi Uniti, già sanzionato dai governi di Washington e Londra per il reclutamento di combattenti destinati al Sudan. Secondo documenti ottenuti dal CIG e riportati dal sito colombiano La Silla Vacía, l’unità sarebbe stata pagata e gestita da una società con sede negli Emirati e con documentati legami con funzionari governativi emiratini di alto livello.

Per Justin Lynch, direttore del CIG, si tratta della prima indagine in grado di provare con certezza il coinvolgimento di Abu Dhabi. Il CIG ha aggiunto di aver individuato dispositivi con impostazioni in lingua spagnola anche in un porto somalo collegato agli Emirati e in una città della Libia sud-orientale ritenuta un hub logistico per il trasferimento di armi alle RSF.

La caduta di el-Fasher è stata accompagnata da atrocità su larga scala. Il procuratore della Corte penale internazionale le ha classificate come crimini di guerra e crimini contro l’umanità, mentre gli investigatori delle Nazioni Unite hanno parlato di caratteristiche riconducibili al genocidio. Il CIG ritiene che la rete di mercenari porti una responsabilità condivisa per questi esiti, sottolineando che la portata delle atrocità non sarebbe stata possibile senza le operazioni con droni da loro condotte.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno finora respinto ogni accusa, definendo le affermazioni sul loro sostegno alle RSF false e infondate. Il governo di Abu Dhabi non ha ancora risposto alle ultime rivelazioni del CIG. Dal canto suo, il Dipartimento del Tesoro americano ha riconosciuto il ruolo dei combattenti colombiani nella caduta di el-Fasher, pur senza stabilire un collegamento diretto con gli Emirati. Washington ha comminato sanzioni a cittadini colombiani e società associate in due riprese, a dicembre e nuovamente nella settimana precedente alla pubblicazione del rapporto.

Il numero totale di mercenari colombiani presenti in Sudan è stato stimato in diverse centinaia. La loro presenza, ora documentata attraverso dati concreti, aggiunge un nuovo tassello a un conflitto che, a tre anni dal suo inizio, continua ad alimentarsi anche grazie al sostegno di attori stranieri.

Fonte: BBC

Photo credit: BBC/ Getty Images

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