venerdì, Maggio 8, 2026

Sudan: l’UE chiede il cessate il fuoco e stanzia 812 milioni di aiuti

A Berlino la comunità internazionale ha promesso 1,5 miliardi di euro in aiuti umanitari, mentre Bruxelles minaccia nuove sanzioni e chiede l'estensione dei mandati della Corte penale internazionale.

by Adriana Randazzo
guerra in sudan

A tre anni dall’inizio del conflitto, il Sudan rimane uno dei teatri di crisi umanitaria più gravi al mondo. Il 21 aprile 2026, in occasione del terzo anniversario dello scoppio della guerra, l’Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza ha rilasciato una dichiarazione formale in cui ribadisce l’impegno di Bruxelles a favore della pace, della sovranità del paese e della protezione dei civili.

Il conflitto oppone le Forze armate sudanesi (SAF) alle Forze di supporto rapido (RSF) e alle rispettive milizie affiliate. Dall’aprile 2023, quando gli scontri sono esplosi nella capitale Khartum per poi estendersi al resto del paese, la guerra ha causato decine di migliaia di vittime, milioni di sfollati e una catastrofe umanitaria di proporzioni difficilmente misurabili. Secondo le Nazioni Unite, il Sudan è oggi sede della più grande crisi di sfollamento interno al mondo.

Berlino, il segnale della comunità internazionale

Il 15 aprile 2026, pochi giorni prima dell’anniversario, si è tenuta a Berlino una conferenza internazionale sul Sudan che ha riunito governi donatori, organizzazioni internazionali e rappresentanti della società civile sudanese. L’evento ha prodotto un risultato concreto sul piano finanziario: i donatori hanno promesso complessivamente 1,5 miliardi di euro in aiuti umanitari, di cui 812 milioni provenienti dall’Unione europea e dai suoi Stati membri. Si tratta di un segnale significativo, anche se gli operatori umanitari presenti nel paese avvertono che i fondi da soli non bastano finché l’accesso alle popolazioni in difficoltà rimane bloccato dalle parti in conflitto.

A Berlino si sono riuniti anche attori civili sudanesi, su invito del Quintetto guidato dall’Unione Africana — che comprende anche Nazioni Unite, Unione Europea, Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo e Lega degli Stati Arabi — e hanno concordato un appello congiunto per porre fine alla guerra e avviare un processo politico guidato dai sudanesi stessi. L’UE ha sottolineato che solo un percorso civile, indipendente e rappresentativo potrà ripristinare la legittimità delle istituzioni sudanesi, ricordando le aspirazioni democratiche della rivoluzione del 2018-2019, che aveva portato alla caduta del regime di Omar al-Bashir.

La situazione umanitaria

Sul terreno, la situazione continua a deteriorarsi. I civili vengono deliberatamente presi di mira, le strutture sanitarie vengono attaccate e i convogli umanitari subiscono blocchi e aggressioni. Persistono condizioni di carestia in diverse aree del paese e gli sfollamenti interni continuano a destabilizzare comunità e regioni intere. Particolarmente allarmante è il ricorso sistematico alla violenza sessuale come arma di guerra: stupri e violenze di genere vengono perpetrati su una scala che l’UE ha definito “terrificante”, con effetti devastanti tanto sugli individui quanto sulle comunità.

Bruxelles ha ribadito che gli attacchi contro civili, operatori umanitari e infrastrutture possono configurarsi come crimini di guerra, e ha richiamato tutte le parti al rispetto del diritto internazionale umanitario. L’impunità, ha sottolineato la dichiarazione, deve cessare.

Strumenti di pressione e prospettive

Sul piano diplomatico e giuridico, l’UE ha annunciato il proprio sostegno all’estensione dei mandati della Corte penale internazionale (CPI) e dell’embargo sulle armi delle Nazioni Unite all’intero territorio sudanese, strumenti attualmente limitati alla regione del Darfur. Ha inoltre avvertito che valuterà l’adozione di ulteriori misure restrittive contro chi alimenta l’economia di guerra, rivolgendosi tanto agli attori interni quanto a quelli esterni che continuano a rifornire le parti in conflitto.

Nonostante il quadro cupo, la dichiarazione dell’Alto Rappresentante ha voluto riconoscere la resilienza della società civile sudanese. In particolare, sono state citate le cosiddette “Emergency Response Rooms”, reti locali di mutuo soccorso che, in assenza di istituzioni funzionanti, continuano a organizzare distribuzione di cibo, assistenza medica e supporto alle famiglie sfollate in molte aree del paese.

A tre anni dall’inizio di un conflitto che sembrava dovesse risolversi in poche settimane, il Sudan resta intrappolato in una guerra logorante. La comunità internazionale si è dichiarata determinata ad aumentare la pressione sulle parti, ma la strada verso un cessate il fuoco duraturo appare ancora lunga e incerta.

Fonte: Sala Stampa Farnesina

Photo Credit: UNHCR

You may also like

error: Il contenuto è protetto!!