giovedì, Luglio 16, 2026

Troppo cibo, troppa fame

I dati evidenziano un paradosso contemporaneo tra sovrapproduzione e persistente insicurezza alimentare globale

by Rachele Gabbin
Troppo cibo, troppa fame

Il diritto al cibo è un diritto umano universale e inalienabile, che i governi e le organizzazioni internazionali hanno la responsabilità etica e legale di rispettare, proteggere e soddisfare. Eppure, questo principio fondamentale, così strettamente legato alla dignità umana, è sempre più minacciato e messo in discussione.

Fin dai tempi del catechismo e dei racconti evangelici, portiamo nella memoria la parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Non si tratta della mera cronaca di un prodigio fine a sé stesso, ma un potente messaggio spirituale e sociale destinato ad attraversare i secoli. Il suo insegnamento risiede nell’idea che il vero miracolo non sia l’infinita capacità di produrre, bensì la volontà di condividere. In questa prospettiva, spezzare il pane equivale già a moltiplicarlo.

Oggi, paradossalmente, quella parabola sembrerebbe tecnicamente ancora più realizzabile. Viviamo in un’era di sovrapproduzione, in un mondo che trabocca dei doni generosi della terra. Sorge allora una domanda spontanea e dolorosa: perché i media tradizionali continuano a mostrarci le immagini di bambini che, in ogni angolo del pianeta, non hanno nulla da mangiare e lottano quotidianamente per la sopravvivenza?

Questo accade perché la realtà contemporanea è segnata da una profonda e drammatica contraddizione: l’abbondanza, l’eccesso e lo spreco alimentare si trovano a coesistere, nello stesso momento storico, con forme estreme di insicurezza alimentare e denutrizione cronica.

I dati restituiscono con chiarezza questa bipolarità: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo vi sono circa 2,5 miliardi di adulti in sovrappeso, di cui 890 milioni affetti da obesità, mentre oltre 160 milioni di bambini e adolescenti convivono con l’obesità infantile.

Al tempo stesso, le stime contenute nel rapporto The State of Food Security and Nutrition in the World (SOFI) indicano che circa 673 milioni di persone soffrono di sottoalimentazione cronica. Si tratta dell’8,2% della popolazione mondiale, una quota enorme di individui ai quali continua a essere negato l’accesso a un’alimentazione adeguata e, con esso, l’effettivo godimento di uno dei diritti più essenziali. In questo contesto, l’obiettivo di ‘Fame Zero’ fissato dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite appare sempre più difficile da raggiungere.

Ad alimentare questa polarizzazione contribuiscono diversi fattori strutturali. Da un lato, l’industria alimentare immette sul mercato grandi quantità di prodotti ultra-processati, caratterizzati da un elevato contenuto calorico ma da un ridotto valore nutrizionale. Si tratta spesso di alimenti progettati principalmente per massimizzare il profitto, con conseguenze significative sulla salute pubblica e sull’ambiente.

L’attuale sistema agroalimentare globale esercita, infatti, una forte pressione sugli ecosistemi: è responsabile di circa il 31% delle emissioni mondiali di gas serra, utilizza quasi il 70% delle risorse globali di acqua dolce e contribuisce in modo rilevante al degrado del suolo. Secondo le Nazioni Unite, pratiche agricole non sostenibili hanno compromesso circa il 40% delle terre emerse, riducendone la capacità di assorbire carbonio e di sostenere la biodiversità.

Dall’altro lato, conflitti armati, instabilità politica e disastri naturali aggravano ulteriormente l’insicurezza alimentare. Le guerre, in particolare, non solo interrompono la produzione e la distribuzione del cibo, ma in alcuni casi trasformano deliberatamente la fame in uno strumento di pressione, in aperta violazione con il diritto internazionale umanitario e con le Convenzioni di Ginevra.

Le conseguenze più drammatiche ricadono sulle popolazioni civili e, soprattutto, sui bambini, che risultano particolarmente esposti alla malnutrizione e alle sue conseguenze spesso irreversibili sullo sviluppo fisico e cognitivo.

 

FONTE: L’OSSERVATORE ROMANO

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