Il 3 gennaio 2026 Nicolás Maduro veniva catturato nell’ambito di una rapida operazione militare e trasferito negli Stati Uniti, dove oggi è sotto processo per narcotraffico, terrorismo e traffico d’armi. Una scena che fino a poche ore prima sarebbe sembrata impossibile. Eppure, a oltre tre mesi da quel giorno, il Venezuela che molti immaginavano sul punto di voltare pagina fatica ancora a riconoscersi in una nuova era.
Il 26 marzo, la seconda udienza di Maduro e della moglie Cilia Flores presso il tribunale federale di New York ha confermato plasticamente quanto sia cambiata la condizione dell’ex presidente. Ma sul suolo venezuelano, il cambiamento è molto meno evidente. Il paese è oggi governato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez, ex vicepresidente del regime chavista, sotto la supervisione degli Stati Uniti. L’apparato istituzionale costruito in oltre vent’anni di chavismo è rimasto in gran parte intatto, e con esso molti dei meccanismi di controllo politico e repressione sociale.
Un’economia che non riparte
La crisi economica resta il problema più urgente e tangibile per la popolazione. Secondo i dati della banca centrale venezuelana — la cui pubblicazione rappresenta già di per sé una novità rispetto all’opacità del regime precedente — nei primi due mesi del 2026 l’inflazione ha raggiunto il 51,9%, mentre su base annua ha superato il 600%, confermando il Venezuela come il paese con la crescita dei prezzi più alta al mondo.
Il salario minimo, fermo dal 2022 a meno di un dollaro al mese, è stato al centro di un annuncio di aumento “responsabile” da parte di Rodríguez l’8 aprile, accolto con scetticismo dalla popolazione. Con i bonus, la retribuzione minima si attesta intorno ai 130 dollari mensili, comunque insufficienti a coprire i bisogni di base.
A Caracas, la chiusura di piccole attività commerciali è una delle tendenze più visibili di questi primi mesi. Nei quartieri popolari, la scomparsa del sistema Clap — il programma statale di distribuzione di pacchi alimentari avviato nel 2016 — ha lasciato molte famiglie senza un sostegno su cui contavano da anni. Le promesse di massicci investimenti petroliferi da parte dell’amministrazione Trump, che ha parlato di riportare il Venezuela a essere una nazione “ricca e sicura”, non hanno ancora prodotto effetti concreti sull’economia reale.
Libertà di espressione: passi avanti e vecchie resistenze
Sul fronte della libertà di informazione e di espressione digitale, il quadro è contraddittorio. Alcuni segnali di apertura sono visibili: il canale privato Venevisión ha ripreso a trasmettere notizie sull’opposizione e sulle violazioni dei diritti umani, alcuni programmi radiofonici hanno reintegrato giornalisti critici e sui social network si registra una maggiore libertà di espressione rispetto ai mesi successivi ai brogli elettorali del luglio 2024.
Tuttavia, la censura digitale è tutt’altro che smantellata. Fino a marzo 2026, secondo le organizzazioni Ipys e Ve Sin Filtro, 43 tra media nazionali e internazionali risultavano ancora bloccati. L’organizzazione Espacio Público ha segnalato restrizioni su oltre 60 testate e ha presentato un appello formale alla direzione di Conatel, l’ente regolatore delle telecomunicazioni, chiedendo la revoca dei blocchi su più di 200 domini, tra cui 65 siti di notizie. In molti casi, l’accesso a X — bloccato nell’agosto 2024 da Maduro — rimane parziale o richiede l’uso di una VPN.
L’apparato di controllo resta in piedi
Secondo uno studio congiunto di Ve Sin Filtro e del Digital Forensic Research Lab dell’Atlantic Council, l’infrastruttura di sorveglianza tecnologica venezuelana, costata oltre un miliardo di dollari, continua a operare sotto il governo Rodríguez. Il sistema comprende circa settemila telecamere di sorveglianza installate in tutto il paese, droni utilizzati per monitorare le proteste, app statali per la raccolta massiva di dati come il Sistema Patria e VenApp, uno strumento usato per segnalare cittadini critici nei confronti del potere.
Il 9 aprile, una marcia dei lavoratori a Caracas per chiedere aumenti salariali — con una partecipazione che non si vedeva da tempo — è stata dispersa dalle forze antisommossa della polizia nazionale. Un episodio che conferma come i margini di dissenso restino ancora molto stretti.
Nel frattempo, i venezuelani attendono una data per le elezioni e il ritorno sulla scena pubblica di María Corina Machado, leader dell’opposizione e premio Nobel per la pace, finora esclusa dai piani dell’amministrazione Trump per la guida del paese. L’unica certezza, a oltre tre mesi dal 3 gennaio, è che Maduro e la moglie si trovano in un carcere federale statunitense. Tutto il resto è ancora in sospeso.
Fonte: Wired
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