Ben Roberts-Smith, il soldato vivente più decorato dell’Australia e figura simbolo della recente storia militare del paese, è stato arrestato martedì all’aeroporto di Sydney con cinque capi d’accusa per crimini di guerra. La scena si è svolta con sorprendente compostezza: scortato fuori da un aereo, l’ex caporale del Special Air Service è salito a bordo di un’auto della polizia senza clamore, in quello che molti osservatori definiscono uno dei momenti più significativi della storia giudiziaria e militare australiana.
Roberts-Smith, 47 anni, è decorato con la Victoria Cross — il massimo riconoscimento militare australiano — per aver neutralizzato da solo un gruppo di combattenti talebani che stavano attaccando il suo plotone in Afghanistan. Tornato in patria nel 2013, era diventato un simbolo nazionale: copertine di riviste, conferenze prestigiose, premi civili come Padre dell’Anno. Un’icona, prima ancora che un uomo.
La caduta è stata altrettanto clamorosa. Nel 2018, una serie di inchieste giornalistiche pubblicate dai quotidiani del gruppo Nine aveva sollevato accuse pesanti: uccisioni illegali di prigionieri disarmati, maltrattamenti di colleghi, violenza domestica. Roberts-Smith aveva risposto portando i giornalisti in tribunale, dando il via a quello che sarebbe diventato il processo civile più lungo e costoso della storia australiana recente — sette anni, milioni di dollari, 110 giorni di testimonianze. Nel 2023, però, la Corte Federale aveva stabilito che le accuse di omicidio erano sostanzialmente fondate, una sentenza poi confermata in appello. Ora quelle stesse accuse vengono esaminate in sede penale, con standard probatori ben più elevati e conseguenze potenzialmente devastanti: in caso di condanna, l’ergastolo.
A istruire il caso è l’Ufficio dell’Investigatore Speciale, un organismo istituito sulla scia del cosiddetto Rapporto Brereton, pubblicato nel 2020. Quella storica indagine aveva portato alla luce prove credibili di 39 uccisioni illegali attribuibili a soldati d’élite australiani in Afghanistan, raccomandando l’apertura di procedimenti penali nei confronti di 19 militari. Da allora l’ufficio ha avviato 53 indagini, ma ha formalizzato accuse solo in due casi: quello di Roberts-Smith e quello dell’ex soldato Oliver Schulz, incriminato nel 2023 per un singolo omicidio e il cui processo è previsto per il prossimo anno.
Le difficoltà investigative sono concrete e numerose. Come ha spiegato il direttore delle indagini Ross Barnett, i crimini contestati sono avvenuti in una zona di guerra a novemila chilometri dall’Australia, in un paese oggi inaccessibile, senza scene del crimine preservate, senza autopsie, senza cooperazione da parte delle autorità locali. L’intera struttura probatoria si regge in gran parte sulle testimonianze dei commilitoni — una fonte preziosa ma culturalmente problematica, data la forte solidarietà interna che caratterizza i corpi militari d’élite.
Sul piano giuridico, il caso apre territori inesplorati. L’Australia non ha precedenti contemporanei di processi per crimini di guerra condotti sul proprio territorio. Il professor Donald Rothwell, tra i maggiori esperti australiani di diritto internazionale, parla di un caso “inedito nella moderna storia giuridica australiana”. Le sfide sono molteplici: gestire le prove già pubbliche emerse dal processo civile, proteggere l’identità di alcuni testimoni per ragioni di sicurezza nazionale, e trovare una giuria imparziale in un paese in cui il nome di Roberts-Smith è noto praticamente a tutti. Un processo, secondo gli esperti, che difficilmente inizierà prima di qualche anno.
Il caso ha aperto una frattura nel dibattito pubblico australiano. Da un lato, figure come l’ex primo ministro Tony Abbott e la miliardaria Gina Rinehart hanno espresso solidarietà all’imputato, sostenendo che alcuni veterani siano stati trattati ingiustamente. Dall’altro, studiosi ed esperti di etica militare come Deane-Peter Baker sottolineano che la volontà di perseguire penalmente anche un eroe nazionale — forse proprio perché è un eroe nazionale — rappresenta un segnale di maturità istituzionale raro nel panorama internazionale.
Roberts-Smith nega ogni accusa e ha definito le imputazioni “oltraggiose”. La sua Victoria Cross è ancora esposta all’Australian War Memorial. Per ora, la presunzione di innocenza è intatta. Ma il processo che si prepara non riguarda soltanto un uomo: riguarda il modo in cui una nazione decide di fare i conti con se stessa.