Dopo anni di tensioni e isolamento diplomatico, Cuba e Stati Uniti hanno ripreso a parlarsi. Lo ha annunciato ufficialmente il presidente Miguel Díaz-Canel Bermúdez in un incontro con la massima dirigenza del paese, confermando che funzionari cubani hanno recentemente tenuto una serie di colloqui con rappresentanti del governo americano. Un annuncio atteso da molti, sorprendente nei tempi e nei toni, che apre uno spiraglio in una delle relazioni bilaterali più tese e longeve della storia contemporanea.
L’annuncio è arrivato dalla sede del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, davanti ai membri dell’Ufficio Politico, della Segreteria del Comitato Centrale e del Comitato Esecutivo del Consiglio dei Ministri. Una platea istituzionale di primissimo livello, a sottolineare il peso politico del momento. Accanto a Díaz-Canel sedevano, tra gli altri, il Presidente dell’Assemblea Nazionale Esteban Lazo Hernández, il Primo Ministro Manuel Marrero Cruz e il Vicepresidente Salvador Valdés Mesa.
Il presidente ha descritto i colloqui come orientati a “trovare soluzioni, attraverso il dialogo, alle differenze bilaterali tra le due nazioni”, precisando che a facilitare questi scambi sarebbero stati fattori internazionali, senza specificarne la natura. Una formulazione volutamente vaga, che lascia intuire la complessità del contesto geopolitico in cui si inserisce questa apertura e la delicatezza delle mediazioni che l’hanno resa possibile.
Gli obiettivi dichiarati dei colloqui sono molteplici. In primo luogo, identificare i problemi bilaterali che richiedono soluzioni concrete. In secondo luogo, verificare la disponibilità reciproca ad adottare misure a beneficio dei cittadini di entrambi i paesi. Infine, individuare possibili aree di cooperazione per affrontare minacce comuni e garantire la sicurezza e la pace, non solo dei due stati, ma dell’intera regione latinoamericana e caraibica. Una visione ambiziosa, che va ben oltre la semplice gestione delle frizioni diplomatiche quotidiane.
Díaz-Canel ha tenuto a precisare i principi su cui Cuba intende fondare questo processo: uguaglianza, rispetto reciproco per i sistemi politici di entrambi gli stati, sovranità e autodeterminazione. Principi che la Rivoluzione Cubana ha storicamente rivendicato con fermezza nei confronti di Washington, e che ora vengono riaffermati anche in un contesto di potenziale apertura. “Questo è stato proposto tenendo conto di un senso di reciprocità e di adesione al Diritto Internazionale”, ha sottolineato il presidente, usando un linguaggio diplomatico ma inequivocabile.
Non meno significativo è il tono con cui Díaz-Canel ha inquadrato la questione sul piano interno. Il presidente ha invitato a non cedere alle “campagne speculative” che inevitabilmente circondano processi di questo tipo, definendo i colloqui come “un processo molto delicato, condotto con serietà e responsabilità”. Una presa di distanza esplicita dal clamore mediatico, che riflette la consapevolezza cubana della fragilità di questi negoziati e del rischio che la pressione dell’opinione pubblica — da entrambe le parti — possa comprometterli.
Il presidente ha anche offerto una lettura storica del momento, ricordando che nei passaggi più critici della lunga contrapposizione tra L’Avana e Washington sono sempre emersi, nel tempo, individui e istituzioni capaci di creare canali di comunicazione. “In questi momenti di estrema tensione, si sono presentate anche queste possibilità”, ha detto, con una formula che suona quasi come un auspicio oltre che come una constatazione.
Il comunicato porta la firma ideale anche del Generale Raúl Castro Ruz, citato esplicitamente come guida della Rivoluzione, a indicare che questa apertura diplomatica gode del sostegno della figura più autorevole del sistema politico cubano, pur nella sua veste di leadership non istituzionale.
Resta ancora molto da chiarire: quali siano i canali attraverso cui si sono svolti i colloqui, chi li abbia facilitati, quali temi siano stati affrontati nel concreto e, soprattutto, quali sviluppi ci si aspetta nei prossimi mesi. Cuba ha scelto la strada della discrezione, annunciando senza svelare. Un equilibrio difficile, ma probabilmente necessario per tenere in piedi un dialogo che, se dovesse reggere, potrebbe rappresentare una svolta storica per entrambi i paesi e per l’intero emisfero occidentale.
Fonte: Gramha
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