sabato, Aprile 18, 2026

Neppure i caschi blu sono immuni nel conflitto medio orientale

Tre peace keepers ONU sono stati uccisi nel sud del Libano

by Rachele Gabbin

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito in sessione d’urgenza il 31 marzo, a seguito dell’uccisione di tre caschi blu indonesiani nel sud del Libano. L’esercito israeliano ne ha confermato la morte, il 30 marzo, aggiungendo che un quarto militare è stato ucciso, senza fornire, però, ulteriori dettagli.

La morte degli operatori di pace si inserisce in un quadro geopolitico complesso. Il Libano è stato trascinato nel conflitto che contrappone Israele, Stati Uniti e Iran. Gli scontri si sono intensificati dopo gli attacchi lanciati il 2 marzo da Hezbollah, gruppo estremista libanese sostenuto da Teheran, in risposta all’uccisione della guida suprema iraniana Ali Khamenei. Da allora, l’offensiva israeliana ha causato oltre 1.700 morti di cui almeno 130 bambini. Anche dopo il cessate il fuoco annunciato nella serata del 7 aprile, Israele ha continuato a colpire il Libano. Inoltre, la fragilità dell’accordo raggiunto non lascia pensare ad un miglioramento della situazione umanitaria.

Convocata dalla Francia, la riunione del Consiglio di sicurezza ha ribadito il sostegno della comunità internazionale al governo e al popolo libanese, accompagnandolo con critiche a Hezbollah per il deterioramento della situazione. Nel corso della sessione, i 15 membri del Consiglio hanno rivolto un appello alle parti coinvolte affinché cessino le ostilità e garantiscano la protezione dei civili, delle forze di peacekeeping e delle infrastrutture non militari, nel rispetto del diritto internazionale umanitario. Inoltre, hanno esortato le autorità libanesi a proseguire nelle riforme finanziarie ed economiche, in linea con i criteri del Fondo Monetario Internazionale, al fine di rafforzare la capacità dello Stato di garantire in modo autonomo la propria sovranità.

La morte dei caschi blu non rappresenta un caso isolato. La missione UNIFIL (Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite), ha avviato un’inchiesta dopo che altri due peacekeeper indonesiani sono rimasti uccisi in un’esplosione di origine ancora incerta, che ha distrutto il loro veicolo nei pressi di Bani Hayyan, al confine con Israele. Nello stesso episodio, altri due militari sono rimasti feriti, secondo un comunicato del 30 marzo.

Parallelamente, anche l’esercito israeliano ha annunciato l’apertura di un’inchiesta, dichiarando su Telegram: “L’obiettivo è chiarire le circostanze di questi episodi e stabilire se siano la conseguenza di azioni di Hezbollah o dell’esercito israeliano”.

Sul piano diplomatico, il ministero degli Esteri della Francia ha denunciato la gravità della situazione, parlando di “episodi molto gravi” e segnalando anche atti di intimidazione nei confronti del contingente francese dispiegato a Naqura, sulla costa meridionale del Libano. L’episodio ha suscitato preoccupazione a livello internazionale, in un contesto già segnato da forti tensioni. Il presidente libanese Joseph Aoun ha a sua volta condannato gli attacchi contro la missione, richiamando la necessità di garantire la sicurezza delle forze di peacekeeping e il rispetto degli impegni internazionali.

Anche il Ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, si è espresso sull’accaduto. In un post pubblicato su X ha sostenuto che “colpire i contingenti delle Nazioni Unite non è tollerabile né accettabile in alcun modo. Le forze Onu sono in Libano per garantire la pace. Chi attacca i caschi blu non colpisce singoli contingenti: colpisce la comunità internazionale nel suo insieme e i principi che garantiscono la convivenza tra Stati”.

Rachele Gabbin

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