Cara lettrice, caro lettore,
In tutto il mondo stiamo assistendo a una tendenza preoccupante che è in procinto di raggiungere un punto di non ritorno: la normalizzazione della guerra senza limiti.
Dall’ascesa dei droni armati alla distruzione sistematica di centrali elettriche, reti idriche e ospedali, il conflitto non è più solo tra eserciti: le infrastrutture stesse necessarie alla vita umana sono diventate un bersaglio.
In questo articolo analizziamo come questa dinamica ci spogli della nostra comune umanità e provochi divisioni e spostamenti tra le popolazioni su una scala mai vista prima. Che sia in Medio Oriente, in Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo o a Haiti, le famiglie si pongono la stessa, angosciante domanda: “Dove posso essere al sicuro?”
Eppure, mentre i bisogni aumentano, il settore umanitario è vicino al punto di rottura. I tagli ai budget e l’aumento dei costi operativi costringono organizzazioni come il CICR ad adattarsi sotto una pressione estrema. Mentre lavoriamo al fianco dei nostri partner della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa per raggiungere i più vulnerabili, dobbiamo essere chiari: l’aiuto umanitario non può sostituire le soluzioni politiche.
Tutte le parti in causa sono vincolate dal diritto internazionale umanitario. Rispettare la vita e la dignità dei civili non è un’opzione; è l’unica base possibile per la de-escalation e per preservare un futuro oltre le macerie.
L’INTERVISTA: “Quando finiscono gli obiettivi militari, i civili diventano il bersaglio.”
La Presidente del CICR, Mirjana Spoljaric Egger, lancia un avvertimento al mondo: la guerra non è più considerata l’ultima spiaggia.
In un’intervista esclusiva e profonda a On the Record con Hadley Gamble, la Presidente descrive l’emergere di quello che definisce un “conflitto a doppia devastazione”. Inizia con il caos fisico, ma finisce con un’apatia permanente e la distruzione sistematica delle infrastrutture vitali.
Mentre il conflitto che coinvolge l’Iran e l’intera regione continua a intensificarsi, la nostra Presidente sottolinea un agghiacciante cambiamento nella geopolitica globale:
La normalizzazione della violenza: Siamo passati a una cultura in cui la guerra è vista come uno strumento politico da usare in qualsiasi momento, anziché come un’ultima, disperata opzione.
Il divario da trilioni di dollari: Mentre le potenze mondiali stanziano trilioni per la difesa militare, la preparazione umanitaria viene lasciata indietro. “Non si può mai dare per scontato che la preparazione militare proteggerà il proprio popolo”, afferma.
La crisi migratoria: Quando le persone perdono la speranza nella ricostruzione, si pongono un’unica domanda: dove mi trovo al sicuro? La risposta sta spingendo, al momento, la migrazione globale a livelli mai visti prima.
Questa intervista dipinge la cruda realtà della guerra nel XXI secolo e invita i leader mondiali a tornare a rispettare le regole della Convenzione di Ginevra.
SUL CAMPO: “Ogni casa che conoscevamo è sparita.”
Una vita improvvisata all’ombra di una città. Per oltre un milione di persone in Libano, la ricerca di sicurezza ha portato a parcheggi e piazze, dove i punti di riferimento del passato sono ormai solo una vista da una tenda. | Toufic Rmeiti, CICR
Immaginate di avere pochi minuti per chiudere tutta la vostra vita in una borsa. Per più di 1,2 milioni di persone in Libano, questa non è un’ipotesi: è una realtà straziante. Ma dietro le statistiche si cela una tragedia ancora più profonda.
“Siamo partiti senza nulla e torneremo al nulla.”
Con l’intensificarsi del conflitto, interi quartieri vengono cancellati, lasciando le famiglie a navigare in un paesaggio dove i punti di riferimento della loro esistenza sono svaniti. Non si tratta solo di trovare un rifugio temporaneo; si tratta del collasso totale della vita civile, del peso psicologico della “doppia devastazione” e della crescente impossibilità di tornare a casa.