Le elezioni parlamentari del 12 aprile hanno visto una partecipazione attiva dei cittadini, con un’affluenza record e una scelta reale tra i candidati. Tuttavia, secondo quanto dichiarato oggi dagli osservatori internazionali in un comunicato preliminare, è mancata un’equa base di partenza: il partito di governo ha beneficiato di vantaggi sistemici che hanno reso labile il confine tra Stato e partito. Nonostante una campagna segnata da una retorica divisiva e allarmistica da parte della maggioranza — incluse accuse infondate di interferenze straniere mosse dal governo — i candidati hanno potuto fare campagna elettorale liberamente.
Il comunicato sottolinea come l’ampio abuso di cariche e risorse pubbliche, i messaggi governativi, l’evidente parzialità dei media monitorati a favore del partito di governo e le gravi lacune nella regolamentazione del finanziamento elettorale abbiano ulteriormente compromesso la parità di opportunità tra i contendenti.
“Sono rimasto colpito dal fervore civile a cui abbiamo assistito. Il fatto che la retorica divisiva e l’abuso di potere non abbiano impedito agli elettori di recarsi alle urne in numeri record è un grande merito del popolo ungherese”, ha dichiarato Sargis Khandanyan, coordinatore speciale OSCE. “È stata una campagna combattuta e, sebbene il partito di governo abbia sfruttato i poteri statali per far pendere l’ago della bilancia a proprio favore, il confronto è rimasto competitivo”.
La campagna è stata intensa e capillare, sia online che sul territorio. I messaggi divisivi della maggioranza su Ucraina e istituzioni UE hanno dominato un dibattito fortemente polarizzato, lasciando poco spazio alle politiche interne. Le autorità non hanno affrontato adeguatamente le preoccupazioni dell’opinione pubblica sulle interferenze straniere; al contrario, diversi leader e attori politici stranieri si sono schierati a favore dell’uscente, ricalcando i messaggi di Fidesz sulla sicurezza.
“Congratulazioni al popolo ungherese, che ha espresso una scelta chiara e inequivocabile. L’altissima affluenza dimostra che intimidazioni e allarmismo non possono soffocare la volontà democratica”, ha affermato Pablo Hispán, capo della delegazione PACE. “È una risposta democratica potente, che riflette il ruolo indispensabile della società civile e dei media indipendenti. Péter Magyar e Tisza hanno ricevuto un mandato chiaro per voltare pagina e ora hanno la grande responsabilità di onorare la fiducia degli ungheresi, rafforzando lo stato di diritto e la democrazia”.
Il panorama mediatico, pur formalmente diversificato, risulta fortemente sbilanciato: il giornalismo indipendente si trova in una posizione di svantaggio strutturale rispetto a un settore filo-governativo molto più vasto e finanziato. Destano preoccupazione il limitato accesso alle informazioni e l’ambiente ostile per i cronisti, segnato da incidenti fisici e minacce online. Il monitoraggio dei social media da parte dell’ODIHR ha inoltre rilevato l’uso di IA generativa e contenuti manipolatori per diffondere disinformazione interna e screditare gli avversari.
“È del tutto evidente che la copertura dei media pubblici sia stata sbilanciata a favore del governo”, ha osservato Rupa Huq, capo della delegazione dell’Assemblea parlamentare OSCE. “Sebbene vi fosse spazio per la pubblicità elettorale gratuita, l’incapacità del servizio pubblico di fornire un’informazione equilibrata è inquietante. Data la restrizione mediatica, la massiccia affluenza di ieri è un risultato ancora più straordinario”.
Il quadro giuridico continua a non soddisfare gli impegni OSCE e gli standard internazionali, mancando ancora di norme che vietino esplicitamente l’abuso di risorse pubbliche per agevolare le elezioni. Anche la gestione delle controversie non è apparsa imparziale, indebolendo la trasparenza generale.
“La preparazione tecnica delle elezioni è stata gestita in modo efficiente e professionale”, ha aggiunto Eoghan Murphy (ODIHR). “Tuttavia, l’attuale composizione della Commissione elettorale nazionale, dominata da membri eletti dai partiti di governo, ha influenzato l’indipendenza delle decisioni su questioni chiave della campagna”.
Infine, il rapporto nota come non siano stati fatti sforzi per favorire la partecipazione politica delle donne, che restano sottorappresentate (meno di un quarto dei candidati), e critica l’assenza di norme per l’osservazione interna non di parte,durante le elezioni, limitando così il controllo civico indipendente sul conteggio dei voti.