L’ attenzione internazionale è più che mai rivolta al conflitto nel Golfo, a seguito del continuativo conflitto e blocco dello stretto di Hormuz, nonostante un primo accordo che gli attori coinvolti faticano a rispettare. In questo contesto internazionale, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) lancia un monito severo: il blocco prolungato dello Stretto di Hormuz rischia di trasformare un’interruzione logistica in una crisi alimentare mondiale. Non si tratta solo di petrolio, ma della sopravvivenza stessa dei cicli agricoli globali.
La FAO chiarifica che il problema principale non è la disponibilità immediata di cibo (che a marzo è rimasta relativamente stabile) ma la fornitura di fertilizzanti per i prodotti agricoli e l’ energia. Lo Stretto di Hormuz è infatti il punto di passaggio per una quota compresa tra il 20% e il 45% dei componenti chiave per l’agricoltura globale. Secondo il Capo Economista della FAO, Maximo Torero, il fattore tempo è determinante poiché si decide ora il calendario dei raccolti, con gli agricoltori che devono decidere cosa e quanto piantare. Constatando una possibile futura mancanza di fertilizzanti, le rese dei raccolti per la fine del 2026 e per tutto il 2027 subiranno un drastico calo. Inoltre, l’aumento dei prezzi del petrolio potrebbe spingere i produttori a destinare più terreni ai biocarburanti, sottraendo spazio alla produzione alimentare.
La FAO delinea uno scenario a catena che ricorda i momenti più difficili del post-pandemia di Covid-19. Se i raccolti saranno scarsi, i prezzi delle materie prime saliranno, alimentando l’inflazione alimentare, in un contesto in cui le famiglia faranno fronte ad altri aumenti dei prezzi.
La FAO ci ricorda tuttavia che, a differenza dei disastri naturali che hanno portato a conseguenze disastrose e a crisi alimentari, il blocco dello Stretto di Hormuz è una conflitto causata dall’uomo e gestibile dai governi attraverso una volontà politica:”è qualcosa che i governi possono e devono risolvere”, ha ribadito Torero.
Fonte: FAO-Newsroom 13/04/2026