sabato, Aprile 18, 2026

La visita di Cheng Li-wun a Pechino

La leader del KMT incontra Xi Jinping in un vertice senza precedenti per l’opposizione taiwanese: tra retorica di pace, pressioni militari e incertezze sul sostegno statunitense, riaffiora il nodo irrisolto della “unica Cina” e del Consenso del 1992.

by Luciano Campisi

La leader dell’opposizione taiwanese, Cheng Li-wun, segretaria del Partito Nazionalista (KMT) si è recata in visita a Pechino su invito del presidente Xi Jinping. L’incontro è di caratura storica: è la prima volta che un membro di spicco del KMT incontra il presidente della Repubblica Popolare mentre è all’opposizione. 

Cheng ha definito il suo un “viaggio di pace” facendo riferimento alle tensioni nello Stretto di Taiwan. Taiwan sta vivendo un periodo complesso della sua storia: sebbene appena pochi mesi fa la prima ministra giapponese Takaichi avesse dichiarato che un attacco a Taiwan verrebbe considerato una minaccia interna, la pressione militare da parte del governo cinese non è diminuita. Peraltro, le dichiarazioni ambigue da parte del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che fanno dubitare del supporto militare americano in caso di un attacco, hanno reso la posizione dell’isola parecchio instabile. 

L’incontro è stato celebrato nella Repubblica Popolare come un passo avanti verso una futura riunificazione, da ottenere attraverso la cooperazione e l’interdipendenza anziché usando le armi. Il programma è stato espresso dal Partito Comunista Cinese attraverso dieci misure, le quali dovrebbero promuovere gli scambi culturali e commerciali tra le due parti dello stretto. 

Secondo quanto riportato da Taiwan News, tuttavia, il governo taiwanese ha criticato le misure proposte da Pechino. Michelle Lee, portavoce del governo, ha descritto le misure come “già viste”, poiché rifletterebbero alcune iniziative che il PCC aveva attuato in passato, salvo poi interromperle ad intermittenza ogni qual volta avesse bisogno di uno strumento di pressione. Lee ha peraltro fatto riferimento all’alleanza tra PCC e KMT con il termine “Fronte Unito”, una formula retorica che non è affatto neutra. Il Partito Nazionalista (KMT) e il Partito Comunista (PCC) sono stati alleati sul finire degli anni venti del secolo scorso allo scopo di ricostruire la Repubblica di Cina, la quale era stata ostaggio dei signori della guerra locali per oltre un decennio. Il Fronte Unito si era poi infranto, lasciando spazio a una sanguinosa guerra civile tra i due partiti che, hanno collaborato, nuovamente, in funzione anti-giapponese (salvo poi tornare alla guerra civile fino al 1949, l’anno della vittoria dei comunisti e della nascita della Repubblica Popolare Cinese). 

Chi è Cheng Li-wun

Per comprendere appieno la portata dell’evento, è bene capire anche chi è l’attuale leader del KMT. 

Cheng nasce 56 anni nella contea di Yulin, a Taiwan, da genitori originari dello Yunnan (regione dell’estremo sud cinese). Cheng ha studiato a Cambridge e negli anni ‘90 è stata una militante del PPD, l’attuale partito il governo, guidato dal presidente Lai Ching-Te. Ai tempi, Cheng era una fervente sostenitrice dell’indipendenza taiwanese. Dopo la svolta ideologica maturata nel 2005, culminata con l’adesione al Kuomintang, la traiettoria politica di Cheng ha conosciuto una progressione costante. Questo percorso ha trovato il suo punto di svolta nell’ottobre 2025, quando ha conquistato la vittoria alle primarie del partito, esito inatteso tanto per gli osservatori quanto per una parte significativa della stessa base interna.

In linea con la posizione tradizionale del KMT, Cheng ha fatto proprio il cosiddetto “Consenso del 1992”: una costruzione deliberatamente ambigua che consente a Taipei e Pechino di mantenere aperto il dialogo senza affrontare direttamente la questione della legittimità rappresentativa della “Cina”. Al contempo, essa presuppone l’esistenza di un’unica entità nazionale cinese. Questa ambivalenza ha costituito, per oltre tre decenni, il fondamento di un’interazione pragmatica tra le due sponde dello Stretto, inscritta nella logica dell’ambiguità strategica.

Quando si parla di indipendentismo taiwanese è sempre bene specificare che, ancora oggi, il nome ufficiale di Taiwan è “Repubblica di Cina”, lo stesso che ha identificato il paese dalla caduta dell’impero Qing alla presa di potere del Partito Comunista. Chiang Kai-shek, persa la guerra civile, si ritirò presso Taiwan, instaurando un regime militare che durò fino al 1992, con le prime elezioni democratiche. Essere un indipendentista, dunque, significa voler rompere il legame storico e culturale che lega le due parti dello Stretto, riconoscendo i taiwanesi come tali e non più come “cinesi”.

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