Il blocco dello Stretto di Hormuz, al centro della crisi nel Golfo, rischia di avere conseguenze dirette sulla sicurezza alimentare globale. Secondo le Nazioni Unite, l’interruzione del traffico marittimo sta impedendo il passaggio di fertilizzanti essenziali proprio nel pieno della stagione agricola, mettendo a rischio i raccolti in numerosi Paesi vulnerabili.
In condizioni normali, circa un terzo del commercio mondiale di fertilizzanti transita attraverso lo stretto, insieme a quote rilevanti di petrolio e gas. L’attuale paralisi delle spedizioni sta quindi colpendo l’intera catena di approvvigionamento, con effetti particolarmente gravi per Paesi già fragili come Sudan, Somalia e Mozambico.
Per far fronte all’emergenza, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha istituito una task force guidata da Jorge Moreira da Silva, direttore esecutivo di United Nations Office for Project Services. L’obiettivo è creare un meccanismo temporaneo che consenta il transito sicuro di fertilizzanti e materie prime correlate, evitando una crisi umanitaria su larga scala.
Il sistema, ispirato a precedenti iniziative come il corridoio del grano nel Mar Nero, si basa su procedure di registrazione, verifica e monitoraggio per garantire trasparenza e fiducia tra le parti coinvolte. Tuttavia, la sua attuazione dipende dalla cooperazione degli attori in conflitto e dal ripristino, almeno parziale, della libertà di navigazione.
Secondo Moreira da Silva, il fattore tempo è cruciale: senza un intervento immediato, la mancata distribuzione di fertilizzanti potrebbe tradursi in un calo della produzione agricola e in un aumento dell’insicurezza alimentare globale. In un contesto già segnato da tensioni geopolitiche e fragilità economiche, il rischio è quello di una crisi prolungata con impatti diretti sulle popolazioni più vulnerabili.