Le forze russe dell’Africa Corps hanno confermato il proprio ritiro dalla città settentrionale di Kidal, nel nord del Mali, dopo un fine settimana segnato da attacchi coordinati da parte di gruppi separatisti e milizie jihadiste. L’annuncio, diffuso attraverso una serie di post sui social media, ha confermato che i militari russi hanno lasciato la città insieme alle truppe maliane, a seguito di un accordo raggiunto con il Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA).
Il gruppo separatista ha dichiarato domenica che le forze russe avevano accettato un ritiro permanente, rivendicando il controllo di Kidal e proclamandola “finalmente libera”. La città, situata ai margini meridionali del deserto del Sahara, aveva rappresentato per oltre un decennio il quartier generale non ufficiale del movimento separatista tuareg, prima di essere riconquistata dall’esercito maliano con l’aiuto dei mercenari russi alla fine del 2023.
Un weekend di fuoco
Sabato, esplosioni e intensi combattimenti sono stati segnalati in diverse aree del Mali. Gli attacchi hanno colpito contemporaneamente la capitale Bamako, le città centrali di Sévaré e Mopti, e le città settentrionali di Gao e Kidal. A Kati, cittadina vicino alla capitale che ospita un’importante base militare, il ministro della Difesa maliano Sadio Camara è rimasto ucciso in quello che sembra essere stato un attentato suicida con un camion bomba contro la sua residenza. La notizia ha suscitato grande sgomento e ha immediatamente alzato il livello di allerta delle autorità maliane.
Secondo le ricostruzioni disponibili, gli attacchi sarebbero stati portati avanti su due binari paralleli: il FLA — che aspira a creare uno Stato indipendente nelle aree settentrionali a predominanza tuareg — si sarebbe concentrato principalmente sulle città della regione, mentre il gruppo jihadista Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), affiliato ad al-Qaeda, avrebbe colpito contemporaneamente in più zone del Paese.
L’accordo di ritiro e la situazione sul campo
I combattimenti a Kidal sono ripresi domenica, ma poco dopo il portavoce del FLA, Mohamed Elmaouloud Ramadane, ha annunciato il raggiungimento di un accordo con l’Africa Corps per garantire un ritiro sicuro delle forze russe dalla città. Il portavoce aveva in precedenza dichiarato alla BBC che il FLA era rimasto presente in città finché “elementi dell’esercito maliano e mercenari russi” vi stazionavano ancora.
Le autorità maliane non hanno rilasciato una conferma ufficiale della perdita di controllo su Kidal, ma una fonte vicina al governatore locale ha riferito all’agenzia AFP che le forze governative “non ci sono più — sono i jihadisti e il FLA a trovarsi a Kidal“. L’Africa Corps, nei propri comunicati, ha precisato che il personale ferito e i mezzi pesanti sono stati evacuati, e ha annunciato che le operazioni proseguiranno in altre zone del Paese, senza fornire ulteriori dettagli.
Nel frattempo, nella città di Tessit, a sud di Gao, il JNIM ha dichiarato che l’esercito maliano si era arreso ai propri combattenti, consentendo alle forze governative di deporre le armi e ritirarsi in sicurezza. L’esercito maliano non ha commentato queste affermazioni, che la BBC non è in grado di verificare in modo indipendente.
Il ruolo della Russia e le ambizioni regionali
L’Africa Corps, erede operativo del gruppo Wagner dopo la morte del suo fondatore Yevgeni Prigozhin nel 2023, opera oggi sotto la supervisione del ministero della Difesa russo. Le sue attività nel continente africano sono condotte sotto la guida del viceministro della Difesa Yunus-Bek Yevkurov e del generale Andrey Averyanov, figura di spicco dell’intelligence militare russa GRU. I combattenti dell’Africa Corps percepiscono compensi di almeno 3.000 dollari al mese.
La presenza russa in Mali, come in altri Paesi della regione, è stata ripagata con l’accesso a risorse naturali strategiche come oro, diamanti e uranio. Tuttavia, l’Africa Corps è stata più volte accusata di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione civile.
Il Mali fa parte dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), insieme a Burkina Faso e Niger, tutti e tre governati da giunte militari. L’alleanza ha definito gli attacchi “un mostruoso complotto sostenuto dai nemici della liberazione del Sahel“, senza fornire ulteriori precisazioni. La situazione nel Paese rimane estremamente volatile, con il governo centrale che si trova ora a fronteggiare simultaneamente la minaccia jihadista e la rinnovata offensiva separatista nel nord.
Fonte: BBC
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