giovedì, Agosto 27, 2026

La nuova crisi agricola francese

La controversa legge approvata dal Parlamento riaccende il dibattito sull'uso dei pesticidi e sull'accesso all'acqua, mentre le divisioni arrivano fino al governo Macron

by Rachele Gabbin
La nuova crisi agricola francese

È scontro politico in Francia dopo l’approvazione in Parlamento della nuova e discussa legge sull’agricoltura. A scatenare la bufera all’interno della maggioranza centrista del presidente Emmanuel Macron sono state le dimissioni della ministra della Transizione ecologica, Monique Barbut.

Il testo si compone di 78 articoli, ma sono due in particolare ad aver sollevato il malcontento: la reintroduzione in deroga dell’acetamiprid e del flupyradifurone, due pesticidi vietati in Francia ma consentiti nell’Unione Europea, e il raddoppio delle quote di stoccaggio idrico riservate agli agricoltori per il prossimo decennio.

Le modifiche introdotte hanno spinto Barbut a schierarsi nettamente contro entrambe le norme, dichiarando in un’intervista:
“Questo provvedimento, nato per affrontare un’emergenza reale dei nostri agricoltori, ha finito, a causa degli emendamenti del Senato, per stravolgere radicalmente la gestione delle risorse idriche del nostro Paese”.

Di parere opposto la ministra conservatrice dell’Agricoltura, Annie Genevard, che ha replicato avvertendo che “lasciare che questo testo fallisca, che sia per ideologia, calcolo politico o paura, spingerebbe gli agricoltori sull’orlo della disperazione”.

Nelle intenzioni iniziali, la legge avrebbe dovuto offrire risposte concrete alle difficoltà di un settore schiacciato da margini di guadagno sempre più ridotti e da condizioni di produzione sempre più complesse. Una crisi aggravata, secondo le organizzazioni agricole, dal rischio di una concorrenza internazionale considerata sleale.

Al centro del malcontento vi è infatti il trattato di libero scambio tra l’Unione Europea e il Mercosur, il blocco sudamericano composto da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. I sindacati agricoli temono che l’accordo spalanchi il mercato europeo a prodotti agroalimentari, in particolare carne bovina, pollame e zucchero, ottenuti a costi significativamente inferiori e sottoposti a standard ambientali, sanitari e di benessere animale meno stringenti rispetto a quelli imposti ai produttori europei. È proprio questo timore ad aver alimentato, negli ultimi mesi, le proteste che hanno portato migliaia di agricoltori a guidare i propri trattori fino al cuore di Parigi.

In questo contesto si inserisce anche la questione dei pesticidi. La Francia aveva scelto autonomamente di vietare l’acetamiprid nel 2020. Da allora, i sindacati agricoli ne hanno chiesto a più riprese la reintroduzione, sostenendo che il divieto di sostanze autorizzate negli altri Paesi del mercato unico europeo finisca per penalizzare i produttori francesi e creare una distorsione della concorrenza.

La nuova legge mira, dunque, secondo i suoi sostenitori, a ridurre almeno in parte questo squilibrio, consentendo nuovamente l’impiego della sostanza in determinate condizioni. Il tema, tuttavia, è tutt’altro che nuovo. Già lo scorso anno il Parlamento francese aveva approvato un disegno di legge per riautorizzare l’acetamiprid, nonostante una petizione contraria avesse raccolto oltre due milioni di firme. Il testo era stato successivamente bocciato dal Consiglio costituzionale francese, che aveva giudicato eccessivamente ampie le deroghe previste per l’impiego del pesticida.

“È estremamente preoccupante che alcuni parlamentari continuino a ignorare le schiaccianti evidenze scientifiche sui pericoli dei neonicotinoidi e sul loro impatto sulle risorse idriche”, ha dichiarato in una nota Julien Rivoire, responsabile delle campagne agricole di Greenpeace France.

Sebbene abbia ricevuto meno attenzione nel dibattito pubblico, anche la norma che prevede un raddoppiamento delle quote di stoccaggio idrico destinate all’agricoltura ha suscitato forti polemiche da parte degli ambientalisti. In Francia, infatti, l’accesso e la gestione delle risorse idriche rappresentano una questione sempre più delicata: le ondate di calore e la siccità legate ai cambiamenti climatici stanno mettendo sotto pressione gli approvvigionamenti in tutto il continente europeo, rendendo sempre più acceso il confronto su chi debba avere accesso all’acqua e in quale misura.

 

Photo credit: Bernat Pudens, CC0, via Wikimedia Commons

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