In Giappone la politica sta cambiando aspetto e con lei lo stanno facendo anche i suoi elettori.
A eccezione della breve stagione di proteste studentesche tra gli anni ‘60 e ‘70, il sistema politico nipponico è rimasto a lungo immodificato, caratterizzato da un’affluenza alle urne dominata in prevalenza dalle generazioni più anziane. Oggi, tuttavia, la tendenza sembra invertirsi.
A raccontare questo cambio di rotta ai giornalisti dell’Economist è Koshiyama Ryotaro, trentatreenne dell’Hokkaido che fino a pochi anni fa disdegnava la politica. La svolta è arrivata quando si è imbattuto nei video di un sindaco riformista che trasmetteva in diretta streaming su YouTube i consigli comunali. Da allora, Koshiyama ha iniziato a pubblicare estratti di quei comizi sui social con un obiettivo preciso: dimostrare ai suoi coetanei quanto la politica possa essere, in realtà, avvincente.
I risultati di questa svolta non si sono fatti attendere: alle elezioni della Camera Alta dello scorso anno le formazioni emergenti di vario orientamento hanno registrato progressi significativi.
Parallelamente, l’affluenza tra i 18 e i 19 anni è balzata dal 35% del 2022 al 45%, mentre tra i ventenni e i trentenni il dato è cresciuto di oltre dieci punti percentuali, una tendenza confermata anche alle successive consultazioni per la Camera Bassa a febbraio. Sebbene il Partito Liberal Democratico (LDP) mantenga saldamente la leadership del Paese, le nuove generazioni stanno ridisegnando la mappa politica, rendendola nettamente più volatile e competitiva.
Questo fenomeno, tuttavia, non è riconducibile soltanto ai creator online come Koshiyama, ma anche all’emergere di una classe politica più giovane ed efficace nella comunicazione digitale.
Un caso emblematico è quello di Ishimaru Shinji, ex sindaco di una piccola cittadina della prefettura di Hiroshima, di cui lo stesso Koshiyama è forte sostenitore. Nel 2024, Ishimaru ha conquistato un clamoroso secondo posto nella corsa alla guida di Tokyo, mobilitando i giovani su YouTube e TikTok con la promessa di rottamare la vecchia classe dirigente assetata di potere. (Dopo l’exploit elettorale è persino comparso in un reality show di incontri).
Sulla stessa scia, nell’autunno successivo, il Partito Democratico per il Popolo ha quadruplicato i propri seggi alla Camera Bassa, salendo a quota 28: la proposta di incrementare i salari netti attraverso il taglio dei contributi previdenziali ha fatto forte presa su una popolazione giovanile penalizzata da anni di stagnazione salariale.
Analogamente, nelle elezioni per la Camera Alta dello scorso anno si è imposto il partito di destra populista Sanseito (”Fai da te”), mentre alle consultazioni per la Camera Bassa si è fatta strada la forza tecno-ottimista Team Mirai (”Futuro”), incentrata sul ruolo dell’intelligenza artificiale.
Anche Takaichi Sanae, prima donna a ricoprire la carica di Primo Ministro in Giappone, si è dimostrata perfettamente a suo agio in questo nuovo scenario politico improntato all’era digitale. Prima dell’insediamento del suo esecutivo a ottobre, l’LDP era travolto da una profonda crisi scatenata da una serie di scandali finanziari. Ciononostante, la premier ha guidato il partito verso uno storico successo elettorale a febbraio. «La maggior parte dei miei amici ha pensato: “Wow! Sembra diversa, potrebbe davvero fare qualcosa per noi”», spiega Ichisawa Konagi, 21 anni, di Tokyo.
Non mancano tuttavia gli esperti che mettono in guardia dai rischi della propaganda digitale, sottolineando come la corsa a click e visualizzazioni spinga i politici verso toni sempre più provocatori e polarizzanti. Il partito di destra Sanseito, ad esempio, ha fatto leva su una rigida retorica anti-immigrazione per conquistare una fetta consistente di elettorato giovanile.
Va infine evidenziato un apparente paradosso: sebbene i giovani giapponesi tendano a condividere valori socialmente progressisti, restano ben lontani dal sostenere la sinistra formale. Questo distacco nasce anche dal fatto che le nuove generazioni sono cresciute guardando con crescente preoccupazione alle minacce geopolitiche rappresentate dai Paesi vicini, in particolare la Cina e la Corea del Nord.
FONTE: THE ECONOMIST