Una crisi familiare rischia di trasformarsi in una crisi politica per l’ultradestra brasiliana, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali di ottobre. Al centro dello scontro c’è la famiglia Bolsonaro: da un lato Michelle, moglie dell’ex presidente Jair Bolsonaro, dall’altro Flávio, figlio maggiore dell’ex capo di Stato e candidato del Partido Liberal (PL) nella sfida contro il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva.
Jair Bolsonaro sta scontando, in una villa di Brasilia, la condanna ricevuta per il tentato golpe, e le regole della sua detenzione gli impediscono di comunicare con l’esterno. Proprio per questo, negli ultimi giorni l’attenzione mediatica si è spostata sulle mosse di sua moglie Michelle, diventata protagonista involontaria della campagna elettorale.
La settimana scorsa Michelle ha diffuso un video in cui ha raccontato di sentirsi tradita e sminuita da Flávio, accusandolo pubblicamente di comportamenti che ha definito umilianti. Le tensioni si sono poi acuite quando la donna ha annunciato l’addio alla guida del PL Mulher, l’organizzazione femminile del partito che l’intera famiglia Bolsonaro considera la propria casa politica. Fino a quel momento, Michelle aveva speso energie in tutto il Paese per promuovere candidature femminili di orientamento conservatore; ora ha scelto di interrompere quell’impegno per concentrarsi, secondo quanto dichiarato, sul sostegno al marito e alla figlia.
Dietro le dimissioni si intravede con chiarezza l’insofferenza verso Flávio e le persone a lui vicine. Il passo indietro sarebbe maturato dopo un confronto acceso con Valdemar Costa Neto, presidente del PL, chiamato a mediare tra le parti per contenere i danni politici. Il dirigente sarebbe riuscito a ottenere da Michelle almeno due concessioni: non abbandonare, per ora, l’ipotesi di correre per un seggio al Senato, e non restituire la tessera di partito, la cui perdita rappresenterebbe un colpo pesante per la formazione.
Quarantaquattro anni, capace di attrarre consensi tra gli evangelici e l’elettorato femminile, Michelle Bolsonaro ha costruito negli anni un profilo politico autonomo, in una competizione interna sempre più serrata per raccogliere l’eredità elettorale del marito. Il suo appoggio era considerato decisivo per Flávio, proprio nei settori dell’elettorato in cui il candidato mostra i risultati più deboli.
Il giorno successivo alle dimissioni, Flávio ha comunque presieduto un incontro elettorale con delegate provenienti da venti Stati per raccogliere proposte su temi femminili, in vista della costruzione del programma di partito. Dal PL è arrivata la precisazione che l’appuntamento era già previsto da tempo. Tra le assenti, però, è stata notata Damares Alves, senatrice ed ex ministra, storicamente vicina a Michelle e coinvolta nell’organizzazione dell’evento.
Nel suo intervento, Flávio ha ringraziato formalmente l’ex first lady per il lavoro svolto, mostrandosi fiducioso in una ricomposizione dei rapporti. Ha però lasciato trapelare un certo disappunto, sostenendo che Michelle sarebbe “influenzata da altri” e che non avrebbe piena consapevolezza delle proprie iniziative.
A complicare ulteriormente il quadro è un altro video diffuso da Michelle, in cui un ex governatore di Rio de Janeiro riferisce di aver visto materiale relativo a un festino con prostitute, organizzato dal banchiere Daniel Vorcaro, ritenuto l’ideatore di una vasta frode finanziaria con ramificazioni politiche. Secondo quella testimonianza, all’evento avrebbero preso parte parlamentari, governatori e figure pubbliche legate a posizioni conservatrici in materia di famiglia.
Pur non facendo il nome di Flávio, il filmato è stato interpretato da più parti come un riferimento indiretto a lui, spingendolo a respingere pubblicamente ogni coinvolgimento e a definire “completamente disinformata” la moglie del padre. Il candidato ha comunque ammesso, correggendo dichiarazioni precedenti, di aver avuto contatti con Vorcaro per un finanziamento legato al film “Dark Horse”.
Le conseguenze politiche dello scandalo si stanno già facendo sentire: dopo un periodo di sostanziale parità nei sondaggi, l’ultimo rilevamento Atlas/Bloomberg assegna a Lula il 48,8% delle intenzioni di voto, contro il 42,3% di Flávio Bolsonaro. Un divario che, se confermato, potrebbe pesare sull’esito delle elezioni di ottobre.
Fonte: El País- Madrid
Photo Credit: O Globo