giovedì, Luglio 16, 2026

Il genocidio armeno come arma diplomatica contro Erdogan

Israele riconosce ufficialmente i massacri del 1915, segnando una nuova escalation nello scontro politico con Ankara

by Rachele Gabbin
Il genocidio armeno come arma diplomatica contro Erdogan

A distanza di un secolo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha riconosciuto il genocidio degli armeni compiuto dall’Impero Ottomano tra il 1915 e il 1917. “Non è mai troppo tardi per fare la cosa giusta”, ha dichiarato Gideon Sa’ar, ministro degli Affari Esteri di Israele, durante il Consiglio dei ministri che ha approvato la misura. La decisione dovrà ora essere ratificata dalla plenaria della Knesset.

Ma perché Israele ha scelto proprio questo momento storico per riconoscere ufficialmente il massacro, dopo oltre cent’anni di silenzio? La risposta non risiede in un improvviso sussulto di coscienza, ma in una precisa strategia di calcolo politico e vendette diplomatiche.

I rapporti tra Turchia e Israele, già tesi da tempo, si sono incrinati drasticamente con lo scoppio delle ostilità nella Striscia di Gaza. Ankara, pur rimanendo un importante partner commerciale di Tel Aviv, si è schierata apertamente con Hamas, arrivando ad accusare Israele di genocidio. Dal canto suo, il governo israeliano non tollera più l’espansionismo neo-ottomano della Turchia in Siria e nel Mediterraneo e, dopo l’Iran, considera ormai Ankara come ‘il prossimo problema’ geopolitico.

Da dove cominciare, dunque, la controffensiva? Colpendo il punto debole del presidente Erdogan: il negazionismo di Stato sui crimini del 1915, un tabù blindato da arresti e censure. Con questa mossa, Israele mette definitivamente fine a un’amicizia che, ormai da anni, non era più nemmeno un’alleanza strategica.

“È stata la stessa Turchia a bruciare i ponti”, ha scritto l’agenzia di stampa Ynet, citando esperti di politica mediorientale. “Erdogan ha scelto di sacrificare le relazioni con Israele in favore di un aperto sostegno a Hamas e per l’ambizione personale di guidare il mondo musulmano”.

Poco dopo è intervenuto lo stesso Netanyahu, che ha dichiarato: “Non passa quasi giorno senza che Erdogan invochi la distruzione dello Stato di Israele. Prendiamo queste parole molto sul serio, perché la storia del nostro popolo ci ha insegnato che quando qualcuno minaccia di sterminarti, bisogna credergli. Porteremo queste affermazioni anche all’attenzione dei nostri alleati americani. Non abbiamo alcuna intenzione di ignorarle”.

Se da un lato il governo israeliano sostiene che la Chiesa e la comunità armena della Città Santa hanno apprezzato il gesto, dall’altro l’entusiasmo popolare è tutt’altro che unanime. Nella sua bottega di Gerusalemme, il ceramista Aram esprime tutta la sua indignazione: “Ci fanno le condoglianze con un secolo di ritardo”. Suo nonno scappò qui nel 1919, quando il genocidio degli armeni era già cominciato; suo padre assistette alla nascita d’Israele e lui stesso non si è mai mosso da lì, nonostante ottant’anni di guerre.

“Eppure”, dice Aram, “in tutto questo tempo nessun governo israeliano ha mai nominato i nostri tre milioni di morti. Loro commemorano la Shoah. Ma quel che i turchi han fatto a noi? Per lo Stato ebraico, infatti, c’è sempre stato un solo e unico Olocausto, ritenuto incomparabile a qualsiasi altra tragedia: che fosse accaduta in Armenia o in Ruanda, in Cambogia o in Ucraina. Figuriamoci a Gaza”.

La Turchia di fatto ha sempre respinto con fermezza la definizione di genocidio. Secondo la posizione ufficiale di Ankara, le morti avvenute tra il 1915 e il 1917 si inserirono nel contesto della Prima guerra mondiale e colpirono sia la popolazione armena sia quella turca. Le autorità turche contestano inoltre il numero delle vittime, stimandolo nell’ordine di alcune centinaia di migliaia, a fronte degli circa 1,5 milioni di morti indicati dall’Armenia e da gran parte della storiografia internazionale.

Ad oggi, oltre trenta Paesi, tra cui Stati Uniti, Francia e Germania, hanno riconosciuto ufficialmente i massacri degli armeni come genocidio.

Nonostante l’assenza di relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia, negli ultimi anni i due Paesi hanno avviato un cauto processo di normalizzazione, manifestando un reciproco interesse a migliorare i rapporti bilaterali.

 

Photo credit: Գարվիք, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0 via Wikimedia Commons

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