mercoledì, Maggio 20, 2026

Brasile, il governo Lula prepara un decreto contro la misoginia digitale

Vietati gli attacchi coordinati contro donne sui social media e l'uso dell'intelligenza artificiale per produrre contenuti intimi non consensuali

by Adriana Randazzo

Negli ultimi anni, i social media sono diventati un terreno sempre più ostile per le donne che si espongono pubblicamente: candidate politiche, giornaliste, attiviste. Insulti, minacce, campagne di delegittimazione organizzate — spesso coordinate da gruppi che agiscono in modo sistematico. È in questo contesto che il governo brasiliano di Luiz Inácio Lula da Silva ha deciso di intervenire, mettendo a punto un decreto specifico per la tutela delle donne nell’ambiente digitale.

Il provvedimento è ancora in fase di elaborazione, ma i contorni sono già abbastanza definiti. L’obiettivo è duplice: da un lato, vietare gli attacchi coordinati sui social media contro candidate politiche e giornaliste; dall’altro, proibire l’uso dell’intelligenza artificiale per generare contenuti intimi che coinvolgono donne senza il loro consenso. Due fenomeni distinti, ma accomunati dalla stessa logica: usare la rete come strumento di controllo, intimidazione e violenza nei confronti delle donne.

A spingere verso questa decisione è stata un’attività di monitoraggio che ha documentato una crescita preoccupante nella circolazione di contenuti misogini sulle principali piattaforme. Dietro molti di questi episodi si trovano comunità organizzate, spesso riconducibili alla cosiddetta “manosfera” o ai movimenti red pill — ambienti online che promuovono ideologie antifemministe e, in certi casi, apertamente violente nei confronti delle donne.

Uno dei nodi centrali che il decreto vuole sciogliere riguarda le regole di moderazione, oggi frammentate e disomogenee da piattaforma a piattaforma. Chi subisce una violenza digitale si trova spesso di fronte a procedure diverse e scarsa responsabilità da parte delle aziende. Il testo punta a cambiare questo scenario introducendo obblighi precisi: rimozione immediata dei contenuti illegali, canali chiari per le segnalazioni delle vittime, e una responsabilità diretta delle piattaforme nei casi in cui gli attacchi risultino coordinati. Per quanto riguarda la diffusione non consensuale di contenuti intimi — il cosiddetto revenge porn — i tempi di intervento previsti sono particolarmente stringenti: le aziende avranno poche ore per rimuovere il materiale o fornire una giustificazione.

C’è poi il capitolo dei deepfake, uno dei fronti più preoccupanti della violenza digitale di genere. Grazie a tecnologie sempre più accessibili, oggi è possibile produrre immagini e video sessualizzati falsi di chiunque, con conseguenze devastanti per le vittime. Il decreto prevede il divieto esplicito di questi strumenti quando utilizzati a questo scopo, colmando un vuoto normativo che finora ha reso difficile perseguire questo tipo di abusi.

Il provvedimento si inserisce nel Patto Nazionale Brasile Contro il Femminicidio ed è coordinato dalla Segreteria Nazionale per i Diritti Digitali, con il coinvolgimento del Ministero delle Donne e della Segreteria per la Comunicazione Sociale. Per il modello di applicazione, il riferimento è l’ECA Digitale, lo statuto che tutela i minori online: un sistema già collaudato, che si vorrebbe ora estendere — con gli adattamenti necessari — alla protezione delle donne.

Il testo definitivo non è ancora pubblico, ma la sua approvazione è attesa nelle prossime settimane. Al di là dei dettagli tecnici, il decreto manda un segnale chiaro: la violenza di genere online non è un fenomeno marginale o inevitabile, ma una forma concreta di discriminazione che lo Stato può e deve contrastare.

Adriana Randazzo

Fonte: Folha de San Paulo

Photo credit: Folha de San Paulo

 

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