La France Insoumise (LFI), il principale partito della sinistra radicale francese, ha denunciato giovedì 2 aprile la ricezione di lettere dai contenuti apertamente razzisti da parte di alcuni dei suoi parlamentari di origine africana. L’episodio scuote il dibattito politico francese e riaccende le tensioni attorno al tema del razzismo istituzionale, in un paese che fatica ancora a fare i conti con il proprio passato coloniale.
Tra i destinatari delle lettere figura Nadège Abomangoli, vicepresidente dell’Assemblée Nationale, una delle figure più in vista del partito. Secondo LFI, le missive ritraggono i deputati in modo disumanizzante, ricorrendo a stereotipi primitivi e degradanti. Le lettere citano anche Bally Bagayoko, il neo-eletto sindaco di Saint-Denis — il comune più popoloso della banlieue parigina — diventato nelle ultime settimane bersaglio di una feroce campagna d’odio da parte dell’estrema destra dopo la sua elezione.
Il caso Bagayoko aveva già fatto discutere: il sindaco, 52 anni, nato in Francia da genitori maliani, è stato preso di mira sui social network con insulti e disinformazione. Ad alimentare le polemiche ha contribuito anche il canale televisivo CNews — spesso paragonato alla rete americana Fox News per i toni nazionalisti e le posizioni di destra — che ha trasmesso commenti controversi e dichiarazioni non verificate nei suoi confronti. Di fronte alle pressioni, il governo francese aveva scelto di schierarsi pubblicamente a fianco di Bagayoko, prendendo le distanze dagli attacchi.
Ma per LFI, quella solidarietà istituzionale resta insufficiente e, soprattutto, incoerente. Il partito ha accusato l’esecutivo di rifiutarsi di affrontare in modo strutturale le discriminazioni che la comunità nera subisce ogni giorno in Francia. Nel comunicato diffuso giovedì, LFI ha scritto che «un attacco razzista e anti-nero di questo tipo è assolutamente inaccettabile e richiede una condanna unanime da parte dell’intera classe politica». E ha aggiunto: «Gli stereotipi coloniali perpetuati da certi media e politici, che rilanciano compiacentemente le false informazioni diffuse dall’estrema destra, contribuiscono direttamente al clima di odio e molestie subito dai nostri eletti.»
Le parole del partito puntano il dito contro un meccanismo ben preciso: quello per cui la disinformazione prodotta dall’estrema destra trova amplificazione in settori del sistema mediatico e politico mainstream, creando un terreno fertile per episodi simili a quelli delle lettere razziste. Non si tratta, sostiene LFI, di gesti isolati di qualche esaltato, ma del sintomo di un clima culturale e politico che lo Stato non fa abbastanza per contrastare.
L’episodio solleva interrogativi più profondi sulla condizione della comunità africana nella vita pubblica francese. La Repubblica transalpina si è tradizionalmente fondata su un universalismo che tende a non riconoscere le differenze etniche nella sfera istituzionale — un principio che, secondo molti critici, finisce per rendere invisibili le discriminazioni razziali invece di combatterle. Eleggere sindaci e parlamentari di origine africana rappresenta un passo avanti nella rappresentanza, ma non basta a immunizzarli dall’odio razziale. Anzi, come dimostra la vicenda di Bagayoko e dei deputati di LFI, la visibilità può diventare un bersaglio.
Il partito ha annunciato che sporgerà denuncia formale alle autorità. La questione è ora nelle mani della giustizia. Ma il dibattito politico che ne consegue riguarda qualcosa di più ampio: la capacità della Francia di riconoscere il razzismo non solo come reato individuale, ma come problema collettivo che richiede risposte politiche all’altezza.
Fonte: Le Monde
Photo credit: KIRAN RIDLEY| Ringraziamenti: AFP