La polizia greca avrebbe reclutato migranti per respingere con la forza altri migranti oltre il confine terrestre con la Turchia. È quanto emerge da un’ampia inchiesta della BBC, condotta in collaborazione con il Consolidated Rescue Group (CRG), che ha raccolto documenti interni, testimonianze di ex mercenari, fonti di polizia e trascrizioni riservate.
Secondo i documenti esaminati dalla redazione, guardie di frontiera hanno descritto come il reclutamento di questi cosiddetti “mercenari” fosse stato ordinato e supervisionato da ufficiali superiori. Il sistema sarebbe operativo almeno dal 2020.
Violenze, furti e abusi sessuali
Le testimonianze raccolte descrivono uno scenario di sistematica brutalità. Migranti sarebbero stati spogliati, derubati, picchiati e persino aggrediti sessualmente. Una guardia di frontiera ha riferito in un’udienza disciplinare di aver ricevuto informazioni, poi trasmesse ai propri superiori, secondo cui i mercenari avrebbero stuprato donne migranti. Due migranti e un ex mercenario hanno dichiarato di aver assistito a violenze estreme da parte sia dei mercenari sia della polizia greca, con persone picchiate fino a perdere conoscenza.
Amal — nome di fantasia — è una migrante siriana che racconta di essere stata fermata dalla polizia nel 2025 mentre camminava nella città di Orestiada, nel nord dell’Evros, insieme alla sua famiglia, che aveva già fatto richiesta d’asilo in Grecia. Consegnata a uomini mascherati, è stata trasportata al confine su un furgone senza finestre. Al fiume, uno degli uomini le ha tolto il pannolino alla figlia mentre la bambina «urlava di paura». Un giovane del gruppo è stato picchiato fino a svenire davanti alle sue figlie, «in stato di shock, terrorizzate e in lacrime».
Ahmad, un altro migrante siriano, racconta di essere stato picchiato fino a perdere conoscenza dalla polizia greca e poi caricato su un camion sovraffollato: «Per via della ressa e del fetore, la gente soffocava. Non riuscivamo a respirare». Al fiume, i mercenari avrebbero spogliato e perquisito gli uomini, quindi caricato tutti su gommoni diretti verso la Turchia. Chi non saltava in acqua veniva gettato fuori.
Il meccanismo del reclutamento
I mercenari sarebbero essi stessi migranti, provenienti da Pakistan, Siria e Afghanistan, ricompensati con denaro contante, telefoni sottratti ad altri migranti e documenti che di fatto consentono loro il transito attraverso la Grecia.
Marwan, marocchino incontrato a Parigi, afferma di essere stato reclutato nel 2020 direttamente da una cella di prigione. Un agente greco gli avrebbe chiesto se volesse «lavorare» con lui. «Mi sono sentito costretto ad accettare, avevo paura di essere picchiato altrimenti», racconta. Ha trascorso circa dieci settimane al confine, bruciando i bagagli dei migranti per «distruggere le prove» e trasportando persone verso la Turchia. «Sono profondamente dispiaciuto», ha detto. «Ero sotto minaccia.»
La risposta delle istituzioni
Il premier greco Kyriakos Mitsotakis ha dichiarato alla BBC di essere «del tutto ignaro» delle accuse sul ricorso ai mercenari, aggiungendo che la Grecia sta proteggendo i propri confini e che i leader europei sono determinati a non ripetere gli errori del passato con un «massiccio afflusso» di migranti.
Frontex, l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, ha respinto qualsiasi accusa di aver chiuso gli occhi sulle violazioni dei diritti, sostenendo di contribuire a una gestione delle frontiere nel rispetto della legalità. Le autorità greche, tuttavia, non hanno risposto alle richieste scritte di commento della BBC.
Maria Gavouneli, presidente della Commissione nazionale greca per i diritti umani, ha definito i risultati dell’inchiesta potenzialmente «estremamente significativi» sul piano delle violazioni. La commissione ha registrato oltre cento episodi di presunti respingimenti forzati nell’Evros a partire dal 2020, con il coinvolgimento di cittadini stranieri in decine di casi, l’ultimo dei quali risalente all’ottobre 2025.
I respingimenti forzati — ovvero il rimpatrio di migranti e richiedenti asilo senza un regolare procedimento — sono generalmente considerati illegali ai sensi del diritto internazionale.
Fonte: BBC
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