L’acqua, il cibo. L’accesso diretto ed equo a queste risorse non solo come diritto fondamentale, ma come garanzia di pace. È questo il tema al centro dell’incontro “Acqua e cibo. Diritti al cuore della pace”, ospitato ieri dall’Arciconfraternita dei Pellegrini. Il titolo è dato dal volume curato da Antonio Silvio Calò e Maria Laura Picchio Forlati e pubblicato dalla Fondazione Venezia per la Ricerca sulla Pace, promotrice dell’evento.
Durante l’incontro, Vincenzo Esposito, capo redattore del Corriere della Sera ha richiamato alcuni dati: «Quattro miliardi di persone nel mondo non hanno accesso sufficiente alle risorse idriche per almeno un mese all’anno, mentre circa 720 milioni vivono in condizioni di forte stress idrico. Secondo l’Onu, un cittadino dell’Europa occidentale o del Nord America spreca ogni anno tra i 95 e i 115 chilogrammi di cibo, contro i circa 6 chilogrammi di un cittadino africano». «Parlare di cibo e di acqua significa anche parlare di giustizia e redistribuzione di due elementi fondamentali che sono all’origine di molti conflitti», ha affermato Giovanni Cacace, primicerio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini. Philippe Pypaert, presidente della rete Unesco dei musei dell’acqua, ha collegato il tema delle risorse naturali alle grandi sfide ambientali contemporanee.
«La sostenibilità è un problema globale, non locale», ha affermato. Citando il rapporto del Club di Roma sui Limiti della crescita, Pypaert ha osservato che molte risorse stanno raggiungendo i propri limiti biologici e produttivi e che le tensioni per acqua, energia e cibo rischiano di alimentare nuovi conflitti. In questo scenario, i musei dell’acqua possono contribuire a costruire consapevolezza: «Dobbiamo superare logiche nazionalistiche e imperialistiche e imparare a guardare oltre i nostri confini. O ci salviamo tutti insieme oppure nessuno può pensare di affrontare queste sfide da solo», ha concluso Pypaert.
Germana Carobene, professoressa ordinaria di Diritto interculturale all’Università Federico II, ha sottolineato come il diritto al cibo non possa essere ridotto al semplice soddisfacimento di un bisogno biologico, poiché è legato al rispetto dell’identità culturale delle persone e, dunque, al concetto stesso di dignità umana. Nel suo intervento, l’ex ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha ricordato che in passato venivano distrutte eccedenze agricole per mantenere alti i prezzi mentre milioni di persone soffrivano la fame. «Andiamo incontro all’ennesima “estate più calda di sempre”», ha detto l’ex ministro, spiegando perché il tema delle risorse idriche è sempre più centrale nel dibattito globale e annunciando anche la prossima Conferenza mondiale sull’acqua, prevista a dicembre negli Emirati Arabi Uniti.
Fonte: Corriere del Mezzogiorno (Campania)