giovedì, Luglio 16, 2026

La Colombia svolta a destra

De La Espriella vince le presidenziali con meno di un punto di vantaggio su Cepeda: ma la sinistra contesta i risultati e chiede il riconteggio

by Adriana Randazzo
De La Espriella Colombia

La Colombia cambia volto. Con un margine risicatissimo, appena 250mila voti su oltre 25 milioni di schede scrutinate, l’ultraconservatore Abelardo De La Espriella, soprannominato “El Tigre“, si è proclamato vincitore delle elezioni presidenziali colombiane, ottenendo il 49,65% dei suffragi contro il 48,71% del progressista Iván Cepeda. Un risultato che segna una svolta storica per il Paese, e che ridisegna gli equilibri politici dell’intero continente sudamericano.
La Registraduría Nacional, l’autorità elettorale colombiana, ha pubblicato i dati preliminari dopo il conteggio delle schede: 12.937.333 voti per De La Espriella, 12.691.709 per Cepeda. L’affluenza è stata significativa: hanno votato 26,2 milioni di cittadini su 41 milioni di aventi diritto, con un incremento del 15,7% rispetto alle elezioni del 2022. Un dato che testimonia quanto questa tornata elettorale abbia mobilitato l’elettorato colombiano, su entrambi gli schieramenti.

La mappa del voto

La geografia del consenso racconta di un Paese spaccato in due. De La Espriella ha prevalso nella regione andina centrale, nelle pianure e tra i colombiani residenti all’estero. Cepeda, invece, ha conquistato Bogotà e le periferie del Paese le regioni Caribe, Pacífica e Amazonas tradizionalmente più legate alle istanze progressiste. Una divisione che rispecchia dinamiche sociali ed economiche profonde, e che difficilmente si ricomporrà in tempi brevi.

Le reazioni internazionali

La vittoria di El Tigre ha scatenato reazioni entusiastiche tra i leader conservatori e di destra del continente. Donald Trump ha telefonato personalmente al presidente eletto, mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di “sicurezza” e contrasto all’immigrazione irregolare, assicurando che “i giorni migliori della Colombia stanno arrivando“. Javier Milei ha evocato un’America Latina dei “leoni e tigri“, Daniel Noboa ha celebrato la vittoria dell'”ordine sull’impunità” e persino Israele, i cui rapporti con Bogotà erano stati interrotti dall’uscente Gustavo Petro,  ha annunciato la volontà di riallacciare le relazioni diplomatiche.

Con questa elezione, il Sudamerica si sposta ulteriormente verso destra: l’unica grande eccezione rimane il Brasile di Lula. La diga costruita dall’era Petro, che aveva rappresentato una stagione inedita di governo progressista in Colombia, cede sotto i colpi di un’onda conservatrice che ha investito gran parte del continente.

Le ombre sul voto

Tuttavia, il quadro è tutt’altro che definito. La coalizione di Cepeda ha formalmente contestato 33mila verbali, e il Ministero dell’Interno ha raccolto circa 3mila denunce legate alle operazioni di voto. Le irregolarità segnalate sono di vario tipo: voti acquistati, schede già barrate in favore di De La Espriella prima di essere consegnate agli elettori, lavoratori impediti di recarsi alle urne dai propri datori di lavoro o addirittura costretti a votare per l’ultraconservatore. Dal fronte opposto, alcuni abitanti della regione di Caquetá denunciano di essere stati costretti a votare Cepeda sotto la pressione di gruppi armati.

Non mancano le accuse di ingerenze straniere. Diversi osservatori hanno segnalato il ruolo della società Tower Strategy, guidata da un ex responsabile della Cia a Caracas, ingaggiata dall’associazione degli industriali colombiani. Il presidente uscente Petro è andato oltre, puntando il dito direttamente contro Israele e promettendo di consegnare ai giudici “i dati sui server manipolati“. Accuse respinte da Tel Aviv, che si è limitata ad auspicare la normalizzazione dei rapporti bilaterali.

Due scenari aperti

Di fronte a questo quadro, Cepeda ha convocato 9mila notai e giudici nei seggi per controllare i verbali “uno a uno“, annunciando che riconoscerà i risultati ufficiali solo al termine di questa verifica. La stessa Registraduría ha invitato le parti ad attendere i controlli prima di procedere alla proclamazione ufficiale.

De La Espriella, dal canto suo, ha preferito non attendere. Blindato in un cubo di cristallo a Barranquilla, davanti a una folla di camice gialle, i colori della nazionale di calcio, si è già proclamato vincitore, giurando di difendere la Costituzione e invitando gli avversari a “fare le valige“. Ha annunciato la fine dei dialoghi di pace con i gruppi armati e una linea dura contro narcotrafficanti e milizie, senza zone franche per nessuno.
La Colombia è sospesa tra un risultato già scritto e un riconteggio che potrebbe riscrivere tutto. O forse no.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Photo credit. Il Fatto Quotidiano 

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