sabato, Agosto 8, 2026

Il Mediterraneo sta bruciando

Tre vigili del fuoco morti a Creta mentre roghi e caldo estremo devastano il Sud Europa; evacuazioni di massa, migliaia di sfollati e centinaia di chilometri quadrati già ridotti in cenere

by Rachele Gabbin
Il Mediterraneo sta bruciando

In Grecia, tre vigili del fuoco hanno perso la vita nel tentativo di domare le fiamme che stanno devastando diverse aree di Creta e del Peloponneso.

I roghi, alimentati dal caldo estremo dell’ondata estiva, si sono propagati rapidamente a causa di violente raffiche di vento. “Il vento è incredibile: a volte non si riesce neanche a stare in piedi. Le fiamme erano enormi, è stato davvero spaventoso”, ha raccontato alla Reuters Chrissa Gioukaki, residente nel villaggio montano di Krya Vrysi.

I venti, che nella parte meridionale dell’isola hanno raggiunto l’intensità di 10-11 gradi della scala Beaufort, stanno complicando notevolmente le operazioni dei soccorritori. Il vicedirettore regionale della Protezione Civile di Creta, Giorgos Tsapakos, ha mantenuto massimo l’allarme: “Il fronte rimane attivo ed è estremamente esteso”, ha dichiarato.

Altri incendi si sono sviluppati sulle isole di Paros e Lesbo, nel Mar Egeo, e nella città di Trifylia, situata nel Peloponneso meridionale.

Lungo la costa meridionale di Creta affacciata sul Mar Libico, è scattato un piano d’evacuazione via terra per gli abitanti e i visitatori della rinomata località turistica di Agia Galini. La maggior parte dei residenti e dei turisti è stata trasferita presso il palazzetto dello sport del Comune di Festo, a Mires, mentre altre centinaia di persone hanno trovato sistemazione temporanea nelle scuole della zona rese disponibili dall’amministrazione locale.

Il palazzetto è stato allestito con brandine, coperte e beni di prima necessità. Sul posto operano le forze dell’ordine e i volontari della Croce Rossa greca per prestare assistenza agli sfollati. Nelle operazioni è intervenuta anche la Guardia Costiera greca che, secondo quanto riportato dal quotidiano Kathimerini, ha tratto in salvo via mare 29 persone dalla zona di Agios Pavlos, impiegando motovedette e imbarcazioni private.

L’emergenza roghi sta colpendo anche la Turchia meridionale: nella provincia di Muğla un esteso incendio ha costretto le autorità a chiudere la principale autostrada di collegamento tra Fethiye e Antalya.

Nel frattempo, i governi di Francia e Spagna sono impegnati su un doppio fronte: da un lato continuano le operazioni di spegnimento dei roghi ancora attivi sul territorio, dall’altro si monitora la situazione in vista dell’ondata di caldo eccezionale prevista per i prossimi giorni. Finora le fiamme hanno incenerito centinaia di chilometri quadrati di terreno, costringendo oltre 300.000 persone ad abbandonare le proprie case.

In Francia, sebbene la maggior parte degli incendi sia stata riportata sotto controllo, si contano ancora almeno 14 focolai attivi. I roghi più estesi si sono sviluppati nei dipartimenti della Gironda e delle Landes, nel sud-ovest del Paese, mentre l’incendio che aveva colpito la regione del Var, a sud-est, è stato definitivamente domato martedì.

Quelli in Gironda figurano tra i peggiori disastri ambientali registrati in Francia dal secondo dopoguerra: hanno ridotto in cenere 420 chilometri quadrati di territorio, un’area vasta più del doppio della città di Milano, e imposto l’evacuazione di almeno 220.000 residenti.

In Spagna, le zone più critiche restano i rilievi a ovest di Madrid e le regioni di Ávila, Toledo e Valencia. Secondo le autorità locali, la propagazione dei roghi nel centro del Paese ha subito un rallentamento nella notte tra domenica e lunedì, mentre la situazione si è aggravata nella provincia di Castellón, nei pressi di Valencia.

L’impegno prioritario dei soccorritori è circoscrivere l’incendio vicino a Madrid prima dell’arrivo della nuova bolla di calore. In quell’area si sta infatti assistendo alla convergenza di due distinti fronti di fuoco: quello della Sierra Oeste, nella comunità di Madrid, e quello di Ávila, nella vicina Castiglia e León. Quest’ultimo, con una superficie devastata di 550 chilometri quadrati, si attesta ad oggi come il più vasto e distruttivo mai censito in Spagna negli ultimi anni.

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