venerdì, Maggio 8, 2026

(ISPI) ISRAELE-LIBANO: UFFICIALE, BOMBE SULLA TREGUA 09/04/2026

Israele sorprende il fronte libanese e mette a rischio la tregua tra Stati Uniti e Iran, costringendo Washington a scegliere tra contenere l'escalation o seguirla.

by Jacopo Padoan
Israele
Il mondo non ha fatto in tempo a tirare un sospiro di sollievo per l’annuncio della tregua tra Stati Uniti e Iran, che Israele ha lanciato sul Libano la più violenta offensiva dall’inizio delle ostilità. L’operazione “Oscurità eterna” — così nominata dalle forze israeliane — ha scatenato una pioggia di missili che ha distrutto abitazioni e infrastrutture, causando oltre 250 vittime in poche ore. Un attacco giunto quasi a tradimento, proprio quando si sperava in uno spiraglio diplomatico. Il governo di Benjamin Netanyahu ha così espresso brutalmente il proprio dissenso verso il cessate il fuoco siglato poco prima tra Washington e Teheran con la mediazione del Pakistan, intesa che diversi analisti israeliani avevano definito “la peggior sciagura per lo Stato di Israele da decenni”. Per far saltare l’accordo, la strategia è stata quella di incendiare il fronte libanese, strettamente legato all’Iran. In serata, Netanyahu ha dichiarato alla nazione che la tregua di due settimane “non include il Libano”. L’apertura di questo nuovo fronte appare dunque un tentativo di scardinare gli equilibri appena stabiliti. Immediata la risposta di Teheran, che ha richiuso lo Stretto di Hormuz accusando Israele di violare i patti e rendere inutile ogni negoziato.
Israele sabota la tregua?
L’esecutivo israeliano sembra puntare chiaramente al fallimento dei colloqui di sabato a Islamabad, usando il Libano come arma per far deragliare le trattative. I massicci bombardamenti mirano a “finire il lavoro” — secondo le parole del capo di Stato maggiore Eyal Zamir — estirpando Hezbollah dal sud del paese. Tale mossa rientra in una visione più ampia: creare una cintura di sicurezza oltre i confini, sia a Gaza che in Libano, per allontanare le milizie filoiraniane. È un cambio di paradigma: come spiegato dall’ex generale Assaf Orion, Israele non attende più l’attacco al confine ma colpisce preventivamente ogni minaccia emergente.
Bibi guarda alle elezioni?
Nonostante l’offensiva, Israele sa che Washington non può tollerare un conflitto lungo che destabilizzi l’economia globale e i prezzi dell’energia. Il dubbio è quanto gli USA siano disposti a concedere a Teheran, sul nucleare e i missili pur di uscire dalla guerra. Per Netanyahu, queste restano minacce esistenziali. Sullo sfondo pesano le elezioni di novembre: i sondaggi non lo premiano. Anzi, l’opposizione, con Yair Lapid, lo attacca duramente per aver isolato Israele dai tavoli decisionali. L’attacco in Libano permette al premier di dimostrare forza, nascondendo però il fatto che gli obiettivi bellici principali non sono stati raggiunti e allontanando così la resa dei conti politica interna che evita dal 7 ottobre 2023.
Trump tra due fuochi?
L’azione israeliana evidenzia l’incapacità statunitense di gestire l’alleato, che rischia di trascinarli in uno scontro da cui vorrebbero svincolarsi. Donald Trump, in un’intervista a PBS, ha minimizzato definendo quella libanese una “scaramuccia distinta” esclusa dall’accordo a causa di Hezbollah. Tuttavia, la maggioranza degli americani teme le ricadute economiche del conflitto, il che erode il consenso repubblicano in anno elettorale. Teheran però è ferma: il cessate il fuoco deve includere il Libano. Il blocco del transito petrolifero nello Stretto di Hormuz pone Washington davanti a una scelta: seguire l’escalation di Israele o imporgli una tregua. Come scritto dal ministro degli Esteri iraniano Araghchi su X: “Gli Stati Uniti devono scegliere: o il cessate il fuoco, o la guerra via Israele. Non possono avere entrambi”.
Il commento di Ugo Tramballi (ISPI)
“Anche prima che venisse annunciata, Netanyahu aveva chiarito che l’eventuale cessazione delle ostilità non avrebbe riguardato il Libano: lo stato ebraico avrebbe continuato la sua guerra ad Hezbollah, ormai diventata un’aggressione all’intero paese. Iraniani e negoziatori pakistani sostengono invece che i bombardamenti devono fermarsi lungo tutti i fronti del Levante mediorientale. Sono gli americani che su questo delicato problema non si sono ancora espressi con chiarezza”.

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