venerdì, Maggio 8, 2026

Naufragio a Pasqua al largo della Libia: si temono circa 80 dispersi

Nel Mediterraneo centrale 765 migranti morti dall’inizio dell’anno; Perego denuncia la criticità degli accordi con la Libia

by Rachele Gabbin

Durante la giornata di Pasqua un barcone con a bordo diversi migranti si è ribaltato al largo della Libia: sarebbero 80 i dispersi. Ad intervenire per portare in salvo i superstiti sono stati i militari della motovedetta Cp327 della guardia costiera e le navi mercantili Grey e Saavedra Tide. I naufraghi provenivano da Bangladesh, Pakistan ed Egitto e sono partiti da Tajoura nella notte tra venerdì e sabato a bordo di un’imbarcazione in legno con due motori. Secondo le testimonianze raccolte sul posto, il naufragio sarebbe stato causato da condizioni di mare avverse che avrebbe provocato il ribaltamento della fragile imbarcazione dopo circa 15 ore di navigazione.

Ad esprimersi sull’accaduto è stato l’arcivescovo Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei sull’immigrazione e della Fondazione Migrantes (Organismo Pastorale Della Conferenza Episcopale Italiana). Rivolgendosi ai giornalisti di Adnkronos, ha dichiarato: “Anche a Pasqua ci raggiunge la notizia di dispersi e morti nel centro del Mediterraneo. Uomini, donne e bambini per i quali la Pasqua non ha significato vita, ma morte. Si pensa a tutto in questa Pasqua tranne a loro, alle persone in fuga dalle guerre combattute anche con le nostre armi. Alcuni si meravigliano e si irritano perché parliamo di morte, di diritti negati in questa Pasqua. Sono gli Erode della comunicazione e della politica”.

L’arcivescovo ha poi esortato l’Europa a tutelare i richiedenti asilo attraverso l’avvio di una missione europea e l’interruzione degli accordi con la Libia in materia di immigrazione. Tra questi figura il Memorandum d’intesa Italia-Libia. Il trattato è stato firmato dai due paesi sotto il governo Gentiloni nel 2017 e prevede che il governo italiano fornisca aiuti economici e supporto tecnico alle autorità libiche per ridurre i flussi migratori. Tuttavia, nell’ambito della sua attuazione sono stati segnalati numerosi episodi di omissione di soccorso, respingimenti, detenzioni arbitrarie, nonché casi di violenze e abusi.

Perego ha inoltre richiamato il caso Almasri per evidenziare come, in alcuni contesti, gli stessi attori che intercettano e trasferiscono nei centri di detenzione le persone in fuga nel Mediterraneo siano anche coinvolti nei circuiti che traggono profitto dalla loro partenza. Il caso riguarda la figura del generale libico Nijeem Osama Almasri, inizialmente arrestato in Italia con l’accusa di crimini di guerra e contro l’umanità e poi rilasciato e rimpatriato su disposizione della Corte d’Appello a causa di un vizio procedurale. Il caso ha generato frizioni politiche e ha porato all’apertura di un’indagine nei confronti della premier Meloni e dei ministri Piantedosi e Nordio. Al di là delle implicazioni giudiziarie, il caso è stato richiamato nel dibattito pubblico come esempio delle possibili ambiguità che caratterizzano alcuni interlocutori libici, formalmente incaricati del controllo dei flussi migratori ma talvolta associati a dinamiche opache e potenzialmente illegali.

Anche la Comunità di Sant’Egidio ha voluto esprimersi in merito al recente naufragio, dichiarando: “Di fronte alla morte di oltre 70 persone, a cui si aggiungono le vittime nei naufragi dei giorni scorsi nel canale di Sicilia e nel mar Egeo, non si può rimanere insensibili, limitandosi ad aggiornare le statistiche sulle tragedie dei viaggi nel Mediterraneo. Rivolgiamo un forte appello a tutte le istituzioni, a livello nazionale ed europeo, perché riprendano con più impegno le operazioni di soccorso in mare, per salvare la vita di chi è in pericolo”.

Le morti lungo la rotta del Mediterraneo centrale si contano nell’ordine delle migliaia ogni anno. Quanto accaduto a Pasqua non rappresenta un episodio isolato ma l’ennesima manifestazione di una dinamica che si ripete da anni con una regolarità tale da attenuarne, paradossalmente, la percezione pubblica. Solo pochi giorni prima, infatti, 19 corpi erano stati trasferiti a Lampedusa dopo un naufragio al largo dell’isola, mentre altri 18 erano stati recuperati sulle coste di Bodrum, portando così, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, ad almeno 765 il numero di migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale dall’inizio dell’anno.

 

Rachele Gabbin

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