Proprio mentre ieri in Libano si celebrava il Giorno della Liberazione, che commemora il ritiro delle truppe israeliane dal sud del Paese nel 2000, dopo 18 anni di occupazione, Benjamin Netanyahu ha annunciato via Telegram l’intenzione di intensificare i raid.
La dichiarazione giunge nonostante sia formalmente in vigore un cessate il fuoco, concordato il mese scorso e recentemente prorogato. Il leader israeliano ha però chiarito che l’esercito non intende alleggerire la pressione: “Non alzeremo il piede dall’acceleratore; al contrario, ho ordinato di spingere ancora di più”.
Subito dopo il videomessaggio, le forze israeliane hanno confermato i primi bombardamenti contro le infrastrutture di Hezbollah nella Valle della Bekaa e in altre aree del Paese. Secondo l’Agenzia Nazionale d’Informazione libanese (NNA), l’annuncio ha già scatenato un massiccio esodo di civili dalla periferia sud di Beirut, storica roccaforte del movimento sciita.
Nel Libano meridionale, d’altronde, gli attacchi israeliani rimangono all’ordine del giorno: negli ultimi giorni sono stati colpiti i distretti di Tiro e Nabatieh, dove si sono registrate diverse vittime e gravi danni a edifici residenziali e a un centro comunitario musulmano sciita.
Secondo la NNA, inoltre, i caccia israeliani hanno sganciato munizioni incendiarie al fosforo sulle foreste del comune di Qlailah, provocando vasti incendi negli agrumeti e nei terreni agricoli. Questo tipo di ordigni si incendia a contatto con l’ossigeno e il loro utilizzo in aree popolate è ampiamente condannato a livello internazionale.
Secondo Israele, la priorità assoluta è ora quella di contrastare gli attacchi dei droni di Hezbollah, considerati una minaccia tecnologicamente avanzata, soprattutto dopo la diffusione, da parte delle autorità locali, di foto che ritraggono studenti e bambini degli asili nido costretti a nascondersi sotto i banchi nel nord del Paese. La distanza da cui Hezbollah lancia questi vettori esplosivi è infatti minima: quando scattano le sirene d’allarme l’ordigno è spesso già sul bersaglio, azzerando il tempo necessario per raggiungere i rifugi.
“Siamo in guerra con Hezbollah. Oltre 600 terroristi sono stati eliminati. Non abbasseremo la guardia. Li colpiremo. Stanno usando i droni, abbiamo una squadra speciale che si occupa di questo e risolveremo anche questo problema. È ciò che ci impone di intensificare gli attacchi e colpirli frontalmente”, ha dichiarato Netanyahu.
A tal proposito, il ministro delle Finanze e leader del Partito Sionista Religioso, Bezalel Smotrich, ha approvato un bilancio speciale di circa 2 miliardi di shekel (692 milioni di dollari) per soluzioni tecnologiche dedicate, affermando con durezza: “Per ogni drone esplosivo, a Beirut devono crollare 10 edifici. La risposta a una minaccia significativa deve essere significativa”.
Il ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha invece invocato apertamente un ritorno a pieno ritmo delle ostilità in Libano. Criticando quella che ha definito una normalizzazione della minaccia rappresentata dai droni esplosivi, Ben-Gvir ha sollecitato Netanyahu a mostrare maggiore fermezza nei confronti di Donald Trump, sostenendo che sia giunto il momento di riprendere le operazioni militari in territorio libanese. Ha quindi concluso: “Dobbiamo interrompere l’elettricità in Libano, conquistare Dahieh e tornare a una guerra intensa”.
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