giovedì, Luglio 16, 2026

Le celebrazioni per lo sbarco in Normandia sono andate… male

Le parole del Segretario alla Difesa USA Pete Hegseth durante il D-Day hanno innescato un acceso dibattito, attirando critiche da storici e difensori dei diritti umani

by Rachele Gabbin
Le celebrazioni per lo sbarco in Normandia sono andate... male

Sabato 6 giugno è stato celebrato l’82° anniversario dello sbarco in Normandia, una solenne ricorrenza dedicata alla memoria dei soldati alleati che persero la vita durante una delle operazioni militari più decisive della Seconda guerra mondiale, contribuendo alla liberazione dell’Europa dall’occupazione nazifascista e alla costruzione di un futuro fondato sulla libertà e sulla democrazia.

Le commemorazioni ufficiali hanno preso avvio a Ouistreham con la tradizionale cerimonia di consegna dei diplomi e dei berretti verdi da parte del ministro francese delle Forze Armate, Sébastien Lecornu, ai fucilieri di marina, eredi dei 177 membri del Commando Kieffer che sbarcarono sulle coste normanne nel 1944. Nel pomeriggio, a partire dalle ore 16:00, si è svolta la cerimonia internazionale alla presenza di ambasciatori e rappresentanti militari dei Paesi alleati e della Germania.

Tuttavia, l’evento è stato parzialmente offuscato da alcune tensioni politiche. Intervenendo nel nord-ovest della Francia, il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha infatti sollevato accese polemiche legando la ricorrenza storica alla questione migratoria attuale, istituendo un controverso parallelismo tra i flussi migratori contemporanei e l’assalto alle coste avvenuto nel 1944.

Durante una visita al cimitero militare americano di Colleville-sur-Mer, Hegseth ha dichiarato dinnanzi ai presenti: “Purtroppo, oggi diverse spiagge europee sono prese d’assalto da ideologie pericolose. Sulle coste di Spagna, Italia, Grecia e Bulgaria arrivano barche e uomini. Quando le capitali europee agiranno contro questa invasione, o è già troppo tardi? Io prego e credo di no”.

L’ex conduttore di Fox News ha poi aggiunto: “Gli uomini che hanno combattuto e sono morti qui hanno restituito la libertà all’Europa. Questa generazione di leader e combattenti ha il compito di preservarla; altrimenti, ciò per cui hanno lottato rischierà di essersi rivelato soltanto temporaneo”.

Storici e attivisti per i diritti umani hanno definito le sue parole come di “grottesca stupidità” accusando Hegseth di star profanando la memoria dei caduti. Tra i critici, vi è Simon Schama, storico, autore e presentatore televisivo inglese, che ha commentato: “Come se la rabbia della gente comune contro l’immigrazione fosse in qualche modo superiore alla guerra contro il Terzo Reich e autorizzasse questo signor nessuno da fumetto a fare la lezione ai veri eroi”.

Anche l’avvocato israeliano per i diritti umani Daniel Seidemann si è espresso in merito, dichiarando: “Questa è un’oscena profanazione della memoria di coloro che presero d’assalto le spiagge della Normandia, e specialmente di coloro che caddero”.

Parole dure sono giunte anche da Anders Åslund, economista svedese ed ex senior fellow presso l’Atlantic Council, che ha evidenziato la contraddizione tra tali affermazioni e le successive dichiarazioni di Hegseth sul sostegno degli Stati Uniti ai propri alleati. “Quante sciocchezze”, ha scritto sui social media. “Siamo al fianco dei nostri alleati. No, non lo siete. Li avete appena attaccati. Le politiche migratorie sono questioni interne”.

L’immigrazione rappresenta da tempo uno dei temi centrali dell’agenda politica dell’amministrazione statunitense. Poche ore prima dell’intervento di Hegseth, anche il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, era tornato sull’argomento con un post sui social media, nel quale aveva collegato il tema migratorio all’omicidio di Henry Nowak, uno studente britannico di 18 anni ucciso a coltellate nel Regno Unito. L’autore dell’aggressione era tuttavia un cittadino britannico di fede sikh, nato e cresciuto nel Paese.

 

Photo credit: Gage Skidmore from Surprise, AZ, United States of America, CC BY-SA 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0, via Wikimedia Commons

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