mercoledì, Luglio 15, 2026

Milei ridisegna le regole per la Corte Suprema

Il governo elimina la partecipazione civica nel ministero della Giustizia e riduce i tempi del processo di designazione dei magistrati. Le ONG attendono il testo definitivo prima di esprimersi

by Adriana Randazzo
Il presidente Javier Milei con il ministro alla Giustizia Juan Bautista Mahiques

Il presidente argentino Javier Milei ha firmato un decreto che modifica in modo sostanziale le procedure per la designazione dei giudici della Corte Suprema di Giustizia. Il provvedimento, già sottoscritto anche dal ministro della Giustizia Juan Bautista Mahiques, dovrebbe essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale tra lunedì e martedì, secondo quanto riferito da fonti di Casa Rosada.
Il decreto interviene sul cosiddetto decreto 222 del 2003, firmato dall’allora presidente Néstor Kirchner e noto come decreto di “autolimitazione presidenziale”, che aveva introdotto una serie di garanzie volte a rendere più trasparente e partecipato il processo di nomina dei magistrati del massimo tribunale del paese.

Cosa cambia con il nuovo decreto

Tra le modifiche più rilevanti spicca l’eliminazione del meccanismo che consentiva ai cittadini, alle organizzazioni non governative e agli ordini professionali di presentare osservazioni e obiezioni sui candidati proposti direttamente al Ministero della Giustizia. Fino ad oggi, questa finestra di partecipazione civica durava quindici giorni e rappresentava una fase distinta rispetto al successivo esame parlamentare. Il governo ha giustificato la soppressione di questa fase sostenendo che essa “presenta similitudini con quella che si svolge già in Senato“, configurandosi di fatto come una duplicazione procedurale.

Viene inoltre soppressa la pubblicazione degli antecedenti dei candidati su due quotidiani di diffusione nazionale per almeno tre giorni consecutivi, sostituita da una comunicazione più rapida attraverso il sito ufficiale del Ministero della Giustizia. Secondo l’esecutivo, si tratta di un aggiornamento coerente con “la dinamica attuale della comunicazione e delle tecnologie disponibili“.

Il decreto introduce anche un regime uniforme per le dichiarazioni patrimoniali dei candidati, con un termine di cinque giorni per la presentazione delle dichiarazioni dei beni previste dalla legge sull’etica pubblica. È previsto inoltre un termine preciso entro cui l’agenzia fiscale nazionale dovrà certificare il rispetto degli obblighi tributari dei candidati.
Infine, vengono eliminate le raccomandazioni che il decreto kirchnerista prevedeva affinché il presidente tenesse in considerazione la diversità di genere, la specializzazione professionale e la provenienza geografica dei candidati al momento delle nomine.

La posizione del governo

Dall’esecutivo respingono le accuse di opacità. Fonti ufficiali hanno dichiarato che con il nuovo decreto “non vengono soppressi meccanismi di pubblicità, trasparenza e partecipazione cittadina”, i quali resterebbero garantiti attraverso il procedimento senatoriale. L’obiettivo dichiarato è quello di semplificare le procedure, evitare ridondanze amministrative e accelerare la copertura delle vacanze nei tribunali.
Questo ultimo aspetto non è secondario: il governo ha recentemente inviato al Senato oltre cento candidature di giudici e pubblici ministeri che avevano superato la selezione del Consiglio della Magistratura, ottenendo già l’approvazione per settantaquattro di essi.

L’allerta delle organizzazioni civiche

Le ONG attive nel campo della trasparenza e della lotta alla corruzione hanno espresso preoccupazione per le modifiche, pur riservandosi di formulare un giudizio definitivo dopo aver analizzato il testo integrale del decreto. La prudenza è comprensibile: i dettagli tecnici di questo tipo di provvedimento possono fare la differenza tra una riforma procedurale e uno svuotamento sostanziale delle garanzie.

Il contesto politico: la Corte Suprema incompleta

Le modifiche arrivano in un momento di particolare attenzione verso la composizione della Corte Suprema, che attualmente conta solo tre dei cinque giudici previsti dalla legge: Horacio Rosatti, Carlos Rosenkrantz e Ricardo Lorenzetti. Le due vacanze rimaste aperte continuano ad alimentare il dibattito politico.
Milei aveva dichiarato la propria preferenza per rinviare la designazione dei due giudici mancanti a dopo le elezioni del 2027, puntando a ottenere una maggioranza rafforzata in Senato che gli consenta di raggiungere i due terzi necessari senza dover negoziare con l’opposizione.

Tuttavia, il ministro Mahiques ritiene che i tempi potrebbero essere anticipati, forte del risultato ottenuto da suo padre, il giudice Carlos “Coco” Mahiques, il cui pliego ha ottenuto cinquantotto voti in Senato per la conferma alla Corte di Cassazione, un numero superiore alla soglia richiesta per i giudici supremi.
Anche il giudice Lorenzetti si sarebbe dimostrato favorevole a un’accelerazione del processo, avanzando al presidente i nomi del giudice Mariano Borinsky e della magistrata Karina Perilli come possibili candidati. Altri ambienti giudiziari indicano invece il nome di Agustina Díaz Cordero, vicepresidente del Consiglio della Magistratura e considerata vicina a Rosatti.

Il nuovo decreto, in questo scenario, alimenta inevitabilmente le speculazioni su una possibile accelerazione del processo di rinnovo del massimo organo giudiziario argentino, aprendo un nuovo capitolo nel dibattito tra efficienza istituzionale e garanzie democratiche.

Fonte: La Nación 

Photo credit: La Nación 

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