giovedì, Luglio 16, 2026

Siamo davvero davanti a un nuovo accordo di pace in Medio Oriente?

L’accordo preliminare non è ancora stato ratificato e incontra resistenze tra i principali attori regionali

by Rachele Gabbin
Siamo davvero davanti a un nuovo accordo di pace in Medio Oriente?

Stando agli ultimi aggiornamenti, Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un accordo preliminare che potrebbe entrare in vigore già questo venerdì. In concreto, i punti cardine del negoziato riguardano la riapertura dello Stretto di Hormuz e l’estensione del fragile cessate il fuoco tra le parti. Lo sblocco del canale strategico garantirebbe un immediato sospiro di sollievo ai mercati globali, in grave crisi dall’inizio del conflitto, ripristinando il cruciale transito di petrolio e gas naturale.

I dettagli formali dell’intesa non sono ancora stati resi noti. Al momento, Teheran attende la formalizzazione del testo in Svizzera, dove si terrà l’incontro bilaterale per la firma formale sotto l’egida del Pakistan, che finora ha svolto un ruolo chiave come mediatore nel conflitto.

Proprio il Pakistan è stato il primo ad annunciare la svolta diplomatica, con il Primo Ministro Shehbaz Sharif, che ha dichiarato: “entrambe le parti hanno proclamato la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano”, aggiungendo poi che i mediatori faciliteranno i primi incontri già in settimana per “gettare le basi per i colloqui tecnici”.

La reazione di Donald Trump è arrivata via social domenica, mentre festeggiava il suo ottantesimo compleanno alla Casa Bianca assistendo a un incontro di UFC: “Congratulazioni a tutti!”, ha scritto fiero il presidente statunitense, aggiungendo: “Con la presente autorizzo pienamente l’apertura senza pedaggi dello Stretto di Hormuz e, contemporaneamente, l’immediata rimozione del blocco navale degli Stati Uniti”, misura precedentemente imposta in ritorsione al blocco iraniano della via d’acqua.

Per quanto riguarda Israele, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu non si è ancora espresso pubblicamente in merito all’accordo. Tuttavia, le reazioni dei commentatori filogovernativi riflettono una crescente frustrazione e una profonda delusione nei confronti di Washington e dell’amministrazione Trump.

Tra questi c’è Yinon Magal, noto conduttore di Channel 14 e storicamente vicino alle posizioni del premier, che ha attaccato duramente i leader statunitensi su X, affermando che il presidente Trump “ne è uscito da perdente” e definendo il vicepresidente JD Vance “un viscido”. “Siamo rimasti soli”, ha amaramente concluso Magal.

Sul piano militare, Israele sembra intenzionato a ostacolare ancora una volta la riuscita del negoziato, rifiutando di porre fine alla sua offensiva in Libano, contrariamente a quanto annunciato dal Pakistan. Il Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha infatti chiarito che le forze di difesa non si ritireranno dal Libano meridionale, nonostante Teheran sostenga che l’intesa preveda la fine delle ostilità nella regione. Lo stesso ha poi tenuto a precisare che, qualora l’Iran dovesse lanciare un attacco di ritorsione, Israele risponderà con tutta la sua forza, dimostrando chiaramente la disparità dei rapporti di potere sul campo.

A confermare la forte tensione, poco prima dell’annuncio ufficiale dell’accordo, le forze israeliane hanno bombardato Beirut; la mossa ha provocato l’ira di Trump, che ha espresso nuovamente la propria furia nei confronti di Netanyahu.

Sembra quindi di assistere a uno scenario già visto: da una parte c’è Trump, che avverte la forte pressione di dover chiudere un conflitto logorante, che in fondo non è mai stato suo, e che non accenna a terminare nonostante il coinvolgimento della più grande potenza militare; dall’altra c’è Netanyahu, determinato a mantenere a ogni costo il controllo delle ‘zone di sicurezza’ in Libano, Siria e Gaza. Una linea di assoluta intransigenza portata avanti a scapito di qualsiasi negoziato di pace, delle migliaia di vite umane già spezzate e della gravissima crisi energetica ed economica in cui è stato gettato il resto del mondo.

 

FONTE: ASSOCIATED PRESS

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