giovedì, Luglio 16, 2026

Nel Kashmir amministrato dal Pakistan, scoppiano proteste contro il sistema elettorale

Le manifestazioni, guidate dal JAAC, contestano i seggi riservati ai rifugiati; il governo mette al bando il movimento e rafforza le misure di sicurezza

by Rachele Gabbin
Nel Kashmir amministrato dal Pakistan, scoppiano proteste contro il sistema elettorale

La situazione nel Kashmir amministrato dal Pakistan resta estremamente tesa. Da settimane la regione è attraversata da violente proteste che hanno provocato almeno 24 morti e centinaia di feriti.
All’origine dei disordini vi sono le imminenti elezioni per l’Assemblea Legislativa locale, composta da 45 seggi, previste per il 27 luglio.

Le manifestazioni sono esplose alla vigilia dello sciopero generale indetto per il 9 giugno dal Joint Awami Action Committee (JAAC), una coalizione della società civile nata dal basso con sede nell’Azad Kashmir. A innescare la protesta è stata la decisione delle autorità di riservare 12 seggi, quasi un quarto del totale, ai rifugiati che decenni fa fuggirono dal Kashmir amministrato dall’India e che ora vivono nel resto del Pakistan.

Per il JAAC, questo sistema danneggia i residenti effettivi della regione, lasciando una fetta enorme di potere politico in mano a chi vive fuori dal territorio; da qui la richiesta di abolire i seggi speciali in favore di una rappresentanza puramente locale.

Con il passare dei giorni le proteste sono rapidamente degenerate in violenti scontri con le forze dell’ordine. Secondo funzionari di Islamabad, tra il 6 e il 14 giugno almeno 20 civili sono rimasti uccisi e decine di persone sono state ferite. Il capo della polizia regionale, Liaqat Ali Malik, ha inoltre confermato la morte di quattro agenti, il ferimento di altri 97 e l’arresto di 515 manifestanti.

In risposta all’escalation delle violenze, il governo ha messo al bando il JAAC, accusandolo di terrorismo e sedizione.

Il commissario del distretto di Poonch, Sardar Waheed Khan, ha dichiarato alla BBC Urdu che le forze di sicurezza stanno pattugliando l’area per ristabilire l’ordine pubblico, invitando la popolazione a rimanere nelle proprie abitazioni. Ha inoltre precisato che ai convogli dei manifestanti non sarà consentito di raggiungere Muzaffarabad, capitale della regione.

Nel frattempo, però, migliaia di sostenitori del JAAC si sono radunati nei pressi di Rawalakot, circa 100 chilometri a sud di Muzaffarabad. In risposta, le autorità hanno bloccato le principali vie di comunicazione, sospeso l’accesso a Internet e imposto restrizioni all’attività dei media in gran parte del territorio.

Di fronte all’avanzare dei manifestanti, il governo regionale ha ulteriormente rafforzato le misure di sicurezza, impiegando anche elicotteri per monitorare dall’alto Muzaffarabad e Rawalakot. Tuttavia, le operazioni sono state segnate anche da un grave incidente: uno degli elicotteri è precipitato a Muzaffarabad. Secondo le autorità militari, il velivolo avrebbe subito un guasto tecnico poco dopo il decollo.

La crisi sta inoltre producendo pesanti conseguenze economiche. Molti distributori di carburante e numerose attività commerciali hanno sospeso le proprie attività, mentre i servizi bancari e i bancomat risultano in larga parte fuori servizio a causa delle restrizioni imposte dalle autorità. Anche le comunicazioni satellitari restano sospese in vaste aree della regione. “Dal 9 giugno non ho guadagnato una sola rupia”, ha raccontato il ventisettenne Ikhlaq Ahmed, descrivendo le difficoltà economiche vissute dalla popolazione locale.

Dal punto di vista storico, la regione himalayana del Kashmir rappresenta un costante punto di scontro tra India e Pakistan da oltre sei decenni. Dalla spartizione dell’India e la nascita del Pakistan nel 1947, i due vicini, oggi dotati di armi nucleari, hanno combattuto due guerre specifiche per il controllo di questo territorio a maggioranza musulmana: la prima tra il 1947 e il 1948 e la seconda nel 1965 (a cui si è aggiunto il conflitto di Kargil nel 1999).

Entrambi i Paesi rivendicano l’area per intero, ma di fatto ne controllano solo una parte, rendendola una delle zone più militarizzate al mondo, in cui anche la Cina amministra alcune porzioni di territorio.

 

Photo credit: Original: w:user:PlanemadDerived work: Soumya-8974, CC BY-SA 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0, via Wikimedia Commons

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