Questa settimana il Somaliland, regione separatista della Somalia che da oltre trent’anni si autogoverna come uno Stato de facto, ha inaugurato la sua prima ambasciata in Israele, a Gerusalemme Ovest. L’evento arriva sei mesi dopo il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele, primo Paese ad averne ufficialmente riconosciuto l’indipendenza.
La vicenda si inserisce però in un contesto geopolitico particolarmente delicato. Il Somaliland dichiarò unilateralmente la propria indipendenza nel 1991, dopo il crollo del governo centrale somalo e la caduta del dittatore Mohamed Siad Barre. Da allora ha sviluppato proprie istituzioni, organizzato elezioni, introdotto una valuta nazionale e costituito forze di sicurezza autonome, mantenendo una stabilità politica e istituzionale nettamente superiore rispetto a gran parte della Somalia meridionale.
Nonostante ciò, la quasi totalità della comunità internazionale continua a considerare il Somaliland parte integrante della Somalia. La riluttanza a riconoscerne la sovranità è dovuta soprattutto al timore che un simile precedente possa incoraggiare movimenti separatisti in altre aree del mondo.
Tra i principali oppositori figurano la Cina, la Turchia, l’Arabia Saudita e l’Unione Africana, insieme a numerosi altri Stati e organizzazioni internazionali, che hanno ribadito il proprio sostegno all’integrità territoriale della Somalia.
Oggi, comunque, il Somaliland conta circa quattro milioni di abitanti e un prodotto interno lordo di circa due miliardi di dollari l’anno. La sua economia si basa prevalentemente sull’allevamento e sull’esportazione di bestiame e prodotti di origine animale, destinati soprattutto a Gibuti, Etiopia, Arabia Saudita e Oman.
Sul piano internazionale il Somaliland intrattiene relazioni con Taiwan e da tempo cerca di rafforzare la cooperazione economica con gli Stati Uniti, facendo leva sulla propria posizione strategica affacciata sul golfo di Aden. Tra i suoi partner più importanti figura l’Etiopia, con cui nel gennaio 2024 ha firmato un memorandum d’intesa.
Pur non essendo giuridicamente vincolante, il memorandum ha suscitato una dura reazione da parte della Somalia, che lo considera una violazione della propria integrità territoriale, provocando un significativo deterioramento delle relazioni con l’Etiopia. Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno consolidato negli ultimi anni una presenza economica e strategica nel Somaliland, mentre la Turchia, principale alleato della Somalia e rivale regionale di Israele, continua a sostenere l’integrità territoriale somala e mantiene nel Paese una base militare.
La recente apertura della missione diplomatica è stata duramente criticata dal Ministero degli Esteri dell’Autorità Palestinese, che l’ha definita “una flagrante violazione del diritto internazionale e delle pertinenti risoluzioni della legittimità internazionale”.
Di segno opposto la reazione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha espresso apprezzamento per la decisione di aprire l’ambasciata proprio a Gerusalemme Ovest, da lui definita “la nostra antica capitale”.
Nel corso dell’incontro, il leader israeliano ha inoltre tracciato un parallelismo tra il riconoscimento del Somaliland e la posizione israeliana su Gerusalemme: “Così come voi vi aspettate che le nazioni riconoscano la vostra sovranità, la vostra identità e i vostri diritti nazionali, lo stesso vale per noi e per la nostra capitale. È la capitale del popolo ebraico fin dai tempi di re Davide, oltre 3.000 anni fa. Per alcuni Paesi questo riconoscimento è arrivato tardi; per voi, invece, è stato immediato”.
Anche il presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi, ha elogiato Netanyahu, sostenendo che ha dimostrato “coraggio” nel riconoscere il Somaliland come Stato sovrano. Ha inoltre sottolineato le prospettive di cooperazione tra i due Paesi, con particolare riferimento allo sfruttamento delle potenziali risorse naturali del Somaliland, tra cui idrocarburi e minerali delle terre rare, e al valore strategico della sua costa, situata nei pressi dell’accesso al Mar Rosso.
Ma quali vantaggi potrebbe ottenere Israele da un rafforzamento dei rapporti con il Somaliland? Secondo diversi analisti, uno dei principali motivi risiede proprio nella posizione geografica del territorio, affacciato sul golfo di Aden, lungo una delle rotte marittime più trafficate al mondo. Si tratta di un corridoio commerciale di importanza strategica, reso negli ultimi anni sempre più instabile dagli attacchi alle navi mercantili compiuti dagli Houthi, il movimento armato yemenita sostenuto dall’Iran e ostile a Israele.
Secondo una ricostruzione pubblicata lo scorso anno da Associated Press, inoltre, i governi di Israele e degli Stati Uniti avrebbero preso in considerazione l’ipotesi di trasferire in Somaliland una parte della popolazione palestinese della Striscia di Gaza. L’indiscrezione è stata tuttavia smentita da entrambi i governi, che hanno negato l’esistenza di un simile piano.